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La criptovaluta più usata? Non è BTC, ma Tether

Anche nel corso dell’anno la criptovaluta di cui si è parlato di più è stata il Bitcoin. Tanti i motivi di discussione, dalla grande crescita fatta registrare nei mesi caldi al rafforzamento del suo dominio sul settore, passando per l’approssimarsi dell’halving che potrebbe contribuire ad un suo ulteriore rafforzamento. Va però sottolineato che se di BTC si è parlato moltissimo, nella vita di tutti i giorni la divisa virtuale più utilizzata non è la creazione attribuita a Satoshi Nakamoto.

E’ Tether la moneta virtuale più usata

Il titolo di moneta digitale più utilizzata, infatti, spetta a Tether. A testimoniarlo sono i dati rilasciati da Coinmarketcap, secondo i quali il cambio di testimone in tal senso sarebbe  avvenuto nel mese di aprile, senza che in quelli successivi si ripristinasse la precedente situazione.
Naturalmente ciò non vuol dire che USDT sia l’asset virtuale più capitalizzato, considerato che può vantare un trentesimo circa dell’attuale valore di mercato di BTC. Al contempo fa capire che c’è tutto un mondo da esplorare una volta usciti da una narrazione che tende a presentare il Bitcoin come l’unico attore di un settore che invece potrebbe riservare notevoli sorprese nel futuro.

Perché Tether è così utilizzato?

Naturalmente di fronte al dato rivelato da Coinmarketcap sorge spontanea una domanda: cos’è che spinge tanti utenti ad utilizzare Tether? Il motivo risiede proprio nella sua natura di stablecoin, ovvero di asset collegato ad un bene fisico, nel suo caso il dollaro statunitense. Molte persone, ad esempio nei Paesi afflitti da livelli inflattivi troppo elevati, preferiscono puntare su Tether proprio perché il suo valore non è sottoposto alle clamorose fluttuazioni che caratterizzano la regine delle criptovalute. Sotto tale veste può quindi tutelare il potere d’acquisto della valuta convertita, evitando che essa si deprezzi troppo velocemente, andando addirittura ad impedire l’acquisto di beni di prima necessità.

Alcuni lati oscuri di Tether

Va però anche sottolineato come Tether, sin dall’inizio, si sia ritrovato a combattere contro una serie di eccezioni di non poco. La prima delle quali riguarda proprio il controvalore in dollari collegato ai token: secondo molti analisti, infatti, Tether Limited non deterrebbe effettivamente il quantitativo di dollari statunitensi in grado di sostenere tutte le monete digitali in circolazione. Una convinzione resa tale dal fatto che Tether Limited è il solo soggetto abilitato ad emettere e distruggere i token. Chi può assicurare che tutto venga condotto regolarmente?
Altri addetti ai lavori tendono invece a mettere l’accento sul fatto che USDT sarebbe utilizzato alla stregua di strumento per influenzare l’andamento di BTC, una accusa che però non sembra trovare conferma nei numeri e nei fatti.
Se i limiti appena ricordati sono equiparabili a semplici ipotesi, per ora, va comunque anche ricordato che è stata l’Unione Europea a decidere per ora di affrontare con decisione la questione relativa alle stablecoins, in pratica mettendole al bando. Una mossa dettata dalla paura per il possibile avvento di Libra che, però, intanto potrebbe colpire proprio Tether, da molti considerato il vero concorrente della moneta digitale di Facebook, impedendogli lo sviluppo che pure sembrerebbe alla sua portata.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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