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La Danimarca invia lettere di avvertimento ai sospetti crypto evasori

Le criptovalute sono uno strumento per poter evadere il fisco? In effetti si tratta di un dibattito in atto ormai da tempo, in particolare da quando una parte della finanza tradizionale ha accusato gli asset digitali di essere una sorta di lavanderia di denaro sporco. Una accusa cui la comunità che le sostiene ha sempre risposto ricordando che proprio la blockchain sarebbe una garanzia in tal senso, in quanto tutte le transazioni che avvengono sarebbero registrate nel sistema, senza poter essere modificate.
Il governo danese, però, sembra non essersi accontentato di questa narrazione e ha deciso di inviare non meno di 20mila lettere di avvertimento a persone che hanno adottato le valute virtuali per le loro transazioni o investimenti.

Obbligo di informare l’autorità fiscale

Skattestyrelsen, l’autorità fiscale danese, ha deciso di inviare non meno di 20mila lettere di avvertimento a persone che sono sospettate di aver evaso o eluso risorse al fisco. Si tratterebbe di missive con le quali questi utenti crypto vengono invitati a inviare spiegazioni relative alle operazioni commerciali in cui hanno impiegato asset digitali.
L’invio in questione sarebbe il risultato di una indagine avviata nei primi mesi dell’anno e consisterebbe in una sorta di avviso a regolarizzare la propria posizione. In caso contrario scatterebbero le sanzioni, anche se ancora non è dato sapere di più sulle stesse.

Il commento di Koinly

A commentare l’accaduto è stata Koinly, una startup svedese operante nell’automatizzazione del calcolo delle tasse crypto nei paesi scandinavi, per bocca del suo fondatore, Robin Singh. In pratica Skattestyrelsen chiederebbe agli interessati di suddividere le proprie transazioni e di correggere i rapporti precedenti. Lo stesso Sigh ha poi ricordato come tenere una contabilità in tal senso e capire le tasse da pagare non è facile, in quanto i traders di criptovalute di solito detengono diversi conti e portafogli di scambio e trasferiscono tali asset tra di loro, rendendo complicato capire quali siano le plusvalenze generate.
L’azienda svedese ha comunque consigliato la propria clientela danese di rispondere senza esitare alla richiesta di informazioni e di cercare, per quanto possibile, di regolarizzare la propria posizione.

Anche il governo statunitense aveva proceduto in tal senso

Va peraltro sottolineato come l’iniziativa assunta dal fisco danese non costituisca una novità. Era stato infatti quello degli Stati Uniti a dare vita ad analoga iniziativa in estate, quando Internal Revenue Service (IRS) aveva di inviare comunicazioni ai crypto trader sospettati di comportamenti non corretti. In quel caso l’autorità fiscale aveva concesso 30 giorni di tempo ai sospetti per regolarizzare la propria situazione.
In quel caso, però, in molti avevano additato l’operazione alla stregua di una semplice operazione di avvertimento. In pratica, secondo gli analisti, era da considerare una mossa tesa più che altro a capire quale possa essere effettivamente il numero di coloro che adottano le criptovalute per le loro transazioni o investimenti e iniziare a farsi un‘idea più compiuta di un mondo che spesso viene accusato di agire sotto traccia per dare vita ad operazioni borderline, al confine tra legalità e illegalità.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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