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La Tunisia lancia la sua moneta virtuale

Se sino a qualche tempo fa le istituzioni politiche e monetarie sembravano contrarie all’idea di permettere alle criptovalute di competere con le proprie divise tradizionali, nel corso degli ultimi mesi si è assistito ad un mutamento di atmosfera sempre più netto in tal senso. Sono infatti molti i governi che hanno apertamente mostrato il loro favore verso una simile ipotesi, spinti anche dalla constatazione degli evidenti vantaggi che gli asset digitali possono comportare.
Un orientamento visibile soprattutto in quelli afflitti da problemi di iperinflazione, ad esempio l’Argentina, ove sono sempre di più coloro che al fine di evitare la troppo pronunciata perdita di potere d’acquisto del peso, provvedono al più presto a convertire i propri stipendi in Bitcoin. Un caso che non è certo isolato e che, anzi, potrebbe diventare presto una consuetudine a livello globale.

La Tunisia ha preceduto tutti

Anche la Tunisia ha deciso di dedicarsi con estrema decisione agli asset digitali. Il Paese africano ha infatti annunciato il lancio della sua coin digitale o Central Bank Digital Currency (CBDC), per la quale è stato scelto il nome di “E-dinar”, frutto di una collaborazione con la società russa Universa.
Sarebbe stato il numero uno della banca centrale tunisina, Marouane El Abassi, ad effettuare il primo trasferimento simbolico della E-Dinar coin, inviandone un esemplare ad un rappresentante del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
L’importanza dell’evento va molto oltre il semplice annuncio, almeno stando alle parole ad esso riservate da Anthony Pompliano, il fondatore di Morgan Creek Digital Assets, ormai da tempo impegnato in una sorta di crociata tesa a sostenere le criptovalute e agevolarne un impiego sempre più largo.

Secondo Anthony Pompliano è iniziata la corsa alle criptovalute di Stato

Anthony Pompliano ha commentato a modo suo la notizia proveniente dalla Tunisia. In un messaggio postato su Twitter ha infatti affermato che la mossa della Tunisia segnerebbe in pratica l’inizio di una grande corsa alla valuta digitale, da lui indicata come The Great Currency Race. Secondo il famoso uomo d’affari, il lancio di E-dinar rappresenterebbe solo il primo atto di una grande competizione la quale porterà infine ogni Paese ad avere la propria valuta virtuale.
Un giudizio che del resto sembra abbastanza fondato, considerato come anche la Cina abbia nel frattempo annunciato il lancio del proprio token, previsto per il prossimo anno e che Paesi come Argentina, Malesia, Filippine, e Brasile non abbiano mai fatto mistero di lavorare sulle proprie valute digitali. Insomma, sembra proprio che la Tunisia sia l’antesignana di una vera e propria corsa alla moneta virtuale di Stato.

Cos’è E-dinar?

Va comunque sottolineato come nel caso della Tunisia non si tenda alla creazione di una nuova valuta di Stato, come è stato per il Petro venezuelano, bensì alla trasformazione di valuta fiat già esistente in asset digitali. Quindi non saremmo di fronte alla creazione di nuovi soldi, bensì alla digitalizzazione di quelli già esistenti, in modo da poterli impiegare per transazioni online.
Entro pochi mesi l’E-dinar potrà essere speso in migliaia di esercizi commerciali dopo essere stato acquistato online o negli exchange fisici che già operano all’interno del Paese maghrebino, spingendo così verso una marcata digitalizzazione dell’economia nazionale.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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