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Le autorità cinesi chiedono ai miners del Sichuan di ridurre l’attività durante la stagione secca

mining criptovalute - Le autorità cinesi chiedono ai miners del Sichuan di ridurre l’attività durante la stagione secca

Com’è ormai noto, in Cina si svolge la maggior parte delle attività di mining a livello mondiale. Il motivo risiede nel fatto che proprio il gigante asiatico mette a disposizione degli utenti elettricità a costi che in gran parte del globo sono impensabili.
In particolare è la regione del Sichuan a prestarsi per le attività di calcolo che conducono alla produzione di token. Nella stagione delle piogge c’è infatti una grande abbondanza di idroelettricità, a basso costo, che ha spinto molte aziende ad impiantare le proprie farm in questa zona. La situazione potrebbe però mutare nell’immediato futuro.

La richiesta delle autorità centrali

Il sito Asia Times ha riferito nei giorni passati di una richiesta elevata dal governo cinese, quella relativa alla riduzione delle attività di estrazione delle criptovalute nel periodo in cui la stagione delle piogge si conclude, portando ad una diminuzione della produzione di energia elettrica. Il periodo in questione è quello che va da ottobre ad aprile e in questi mesi proprio il grande dispendio di energia elettrica delle mining farm rischia di lasciare all’asciutto famiglie e imprese della regione.

La presenza di molte farm illegali

A rendere ancora più problematica la situazione concorre poi la presenza di molte farm che operano senza licenza, ovvero fuori dalle norme di legge. Un fenomeno che è costato multe per complessivi 140mila dollari a due centrali idroelettriche che avevano venduto energia ad aziende che non erano provviste dei permessi necessari.
Alle farm illegali si aggiunge poi un’altra attività non meno insidiosa, quella portata avanti tramite il furto di elettricità da aziende che in tal modo fanno pagare a imprese e famiglie i costi relativi all’elettricità sottratta illegalmente. Un andazzo che probabilmente ha stancato le autorità.
Resta ora da capire se la situazione che si è venuta a creare a seguito delle attività illegali potrebbe condurre ad un irrigidimento delle autorità centrali a danno anche degli operatori legali. Questi ultimi, infatti, vanno in pratica a consumare l’eccesso di energia elettrica prodotta dalle centrali e proprio per questo la loro attività è stata tollerata sino ad oggi, senza che tra le controparti si creassero problemi di alcun genere. L’ipotesi più probabile è che si arrivi ad una sorta di appeasement tale da comportare un’attività a scartamento ridotto durante la stagione secca.

Il caso del distretto di Kaiping

Il caso più clamoroso in tal senso si è verificato di recente nel distretto di Kaiping, ove un’azione di polizia ha portato alla confisca di circa 7mila dispositivi utilizzati per il mining illegale. Considerato come ognuno dei dispositivi sequestrati costi sul mercato intorno ai 1500 dollari, la confisca ha assunto dimensioni colossali, pari a oltre 10 milioni di dollari.
Tra i protagonisti dell’azione, oltre naturalmente alle forze di polizia, c’è stato anche il dipartimento di energia elettrica statale, cui è spettato il compito di monitorare i consumi nel distretto interessato, attività che si è conclusa con il riscontro di una serie di anomalie tali da non lasciare dubbi.
L’operazione è stata il logico epilogo di un anno di indagini, nel corso delle quali le autorità avevano individuato consumi del tutto anomali nella città di Tangshan, decidendo alla fine di dare vita ad una azione spettacolare che ha interessato circa 70mila nuclei familiari.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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