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Len Sassaman: è lui il vero Satoshi Nakamoto?

Prosegue la caccia al creatore di Bitcoin

La caccia a Satoshi Nakamoto sembra destinata a proseguire ancora a lungo. Arricchendosi periodicamente di nuove rivelazioni, più o meno attendibili.
L’ultima ipotesi in tal senso è quella che vorrebbe Len Sassaman nei panni dell’inventore del Bitcoin. Secondo alcuni osservatori, l’ipotesi emersa in queste ore avrebbe più di un appiglio nella realtà. Andiamo a vedere perché.

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Len Sassaman è Satoshi Nakamoto?

Dopo Sergey Nazarov, inventore di Chainlink, John Nash,  economista e matematico statunitense, e Paul LeRoux, boss di un cartello del narcotraffico, ora è il turno di Len Sassaman ad essere indicato come il vero Satoshi Nakamoto.
Una identificazione basata, come del resto negli altri casi, su alcuni fatti circostanziali, vagliati da uno scrittore di cui si conosce solo il cognome, Leung. Il quale ha dichiarato di essere stato invogliato ad occuparsi della questione dopo aver letto dei tentativi di Craig Wright di autoproclamarsi il vero Satoshi.
Il primo di questi fatti è quello relativo all’addio di Nakamoto al gruppo di sviluppo di BTC, avvenuto appena due mesi prima che Sassaman decidesse di suicidarsi. Stranamente il creatore dell’icona crittografica, prima di congedarsi dai suoi compagni disse loro che non lo avrebbero più rivisto.

Sassaman aveva le capacità tecniche per creare Bitcoin

A questo primo fatto, Leung aggiunge poi la certezza che Sassaman avesse le capacità tecniche per creare Bitcoin, avendo già lavorato in ambito crittografico. Inoltre aveva collaborato con Hal Finney, anche lui deceduto e indicato in precedenza come il vero Satoshi.
In particolare, Sassaman era il capo manutentore del codice del remailer anonimo Mixmaster e di Randseed. Il remailer anonimo funziona in modo simile a un nodo Bitcoin, accettando messaggi e istruzioni su come archiviarli e inviarli senza rivelare il punto di origine. L’architettura di Bitcoin è in definitiva molto simile a quella dei remailer, anche se i suoi nodi inoltrano i dati delle transazioni al posto dei messaggi.
Sassaman ha poi lavorato con un altro indiziato, ovvero Adam Back, il CEO di Blockstream.

Gli altri indizi

Il numero degli indizi prosegue poi con la funzione di ricercatore e dottore di ricerca presso il Computer Security and Industrial Cryptography Research Group (COSIC). Consulente del quale era quel David Chaum considerato il padre delle criptovalute.
Altra relazione ingombrante è poi da considerare quella con Bram Cohen, creatore di BitTorrent. I due hanno infatti collaborato al progetto Pynchon Gate e contribuito a sviluppare il Codecon, una conferenza tecnologica che si svolge ogni anno.
E, ancora, ad avallare la tesi di Leung sarebbe l’utilizzo da parte di Sassaman di un inglese puro, diverso da quello tipico degli statunitensi. Lo stesso utilizzato per i documenti relativi al Bitcoin.
Se manca quindi la pistola fumante, gli indizi che sembrano indicarlo alla stregua di Satoshi Nakamoto sarebbero in effetti molti.

Chi era Len Sassaman

Len Sassaman, morto nel 2011, all’età di 31 anni, ha fatto parte del movimento cypherpunk, segnalandosi inoltre per il suo accanito sostegno alla privacy nel corso della sua vita. E’ stata la moglie a rivelare pubblicamente il suo suicidio, avvenuto il 3 luglio del 2011. Lo stesso anno in cui Black Hat Briefings ha rivelato come un tributo a lui dedicato fosse stato incorporato nella blockchain di Bitcoin.
Proprio la sua morte, però, rende molto complicato capire se la tesi di Leung abbia un fondamento reale o si tratti semplicemente dell’ultima speculazione intellettuale su uno dei misteri più affascinanti degli ultimi anni.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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