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Libra, la strada si fa ancora più accidentata

Ora è il G7 a porsi di traverso

Negli ultimi tempi si è parlato poco di Libra, la criptovaluta di Facebook che pure tante polemiche aveva suscitato all’inizio. Un dato di fatto il quale è anche il risultato del tentativo di sottrarla alla pericolosa sovraesposizione mediatica che ha accompagnato la pubblicazione del suo White Paper. Il quale era stato da molti interpretato come una testimonianza delle tentazioni egemoniche di Mark Zuckerberg.
Interpretazione peraltro fatta proprio da buona parte del mondo politico, il quale aveva fatto intendere di non gradirle eccessivamente.
Ora, di Libra si torna a parlare di nuovo e le notizie che arrivano non sembrano molto favorevoli al token. A meno di un cambio di rotta, infatti, la moneta virtuale di Facebook potrebbe vedere dilatati in maniera notevole i tempi che separano dal suo debutto ufficiale.

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Il G7 si schiera contro Libra

A far capire l’aria non proprio positiva che spira su Libra è stata una notizia rivelata da Reuters. Secondo l’agenzia di stampa tedesca, infatti, i ministri dell’economia del G7 (Stati Uniti, Giappone, Canada, Germania, Italia, Francia e Regno Unito) sarebbero intenzionati a ostacolare il progetto.
L’agenzia avrebbe infatti visionato in anteprima un documento che sarà oggetto di attenta analisi nel corso del meeting che li riunirà.

Cosa afferma il documento

La bozza visionata da Reuters da un lato sembra aprire nei confronti degli asset digitali, coi pagamenti elettronici considerati uno strumento in grado di favorire l’inclusione finanziaria di un gran numero di soggetti attualmente esclusi dal sistema.
Allo stesso tempo, i pagamenti digitali devono essere sottoposti ad un sistema di regole in grado di garantire non solo la protezione dei consumatori, ma anche il loro diritto alla privacy e la massima sicurezza.
In mancanza di questi requisiti, il pericolo che tali risorse possano essere utilizzate come strumento per l’economia criminale e il riciclaggio di denaro sporco è molto elevato.

Perché l’ostracismo a Libra?

Il quadro delineato dal G7 sembra avere come punto di riferimento proprio Libra. La cripto di Facebook, infatti, è vista come uno strumento non in grado di perseguire gli scopi indicati nel documento.
Anche alla luce dei comportamenti passati dell’azienda. In particolare quelli emersi dallo scandalo Cambridge Analytica, l’azienda che utilizzò in maniera scorretta i dati messi a disposizione da Facebook.
A molti osservatori, però, sembra che la vera questione sia ben altra. Ovvero quella connessa alla scarsa voglia di permettere ad un’entità privata come quella capeggiata da Mark Zuckerberg di ricavarsi una posizione di potere che potrebbe addirittura competere con le istituzioni politiche. Corroborata appunto da un ecosistema finanziario il quale sarebbe decentralizzato.

Anche l’UE pensa alla sua valuta digitale

In un quadro sempre più dinamico, anche l’Unione Europea ha iniziato a pensare al varo della sua valuta digitale, da porre sotto l’egida della BCE. Una necessità esplicitata di recente da Christine Lagarde e che sembra il logico corollario dei notevoli passi in avanti fatti registrare dallo yuan digitale.
Se gli Stati Uniti sembrano ancora in una fase di riflessione, l’eurozona appare invece a sua volta decisa a rispondere a Pechino con l’euro digitale. Anche se appare complicato riuscire a colmare in tempi brevi il gap che il governo cinese ha scavato nei confronti della concorrenza. Con la su CBDC (Central Bank Digital Currency) pronta ad esordire il prossimo anno, in modo da entrare a regime in tempo per le Olimpiadi invernali che avranno come teatro Pechino, nel 2022.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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