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L’Iran spinge per una criptovaluta musulmana

L’Iran è da lungo tempo alle prese con il problema derivante dall’embargo decretato dagli Stati Uniti. Un boicottaggio contro il quale, però, il Paese sembra intenzionato a lottare, come dimostrano le ultime mosse di Hassan Rouhani. Il presidente dell’Iran, infatti, ha utilizzato una recente conferenza che ha avuto luogo in Malesia per proporre la creazione di una criptovaluta riservata alle nazioni musulmane, tale da configurarsi come una vera e propria alternativa al dollaro statunitense.

I motivi della proposta

E’ stata l’Associated Press a ricordare come durante la conferenza, Rouhani abbia esortato le nazioni musulmane a scandagliare in maniera più approfondita la possibilità di dare vita ad una cooperazione finanziaria tesa a contrastare l’egemonia economica degli Stati Uniti. Un dominio esercitato peraltro in maniera sempre più malaccorta, sotto forma di sanzioni economiche utilizzate alla stregua di “strumenti principali per stabilire la propria egemonia e bullizzare” le altre nazioni. Cui ora anche l’Iran si appresta a rispondere.

Le conseguenze dell’embargo

Va sottolineato come il Paese mediorientale stia pagando attualmente un caro prezzo alle sanzioni USA. In particolare il governo di Teheran si è trovato a dover affrontare violente proteste di piazza nel corso dell’ultimo mese, motivate da un notevole aumento del prezzo della benzina.
Proprio per poter alleggerire una pressione che potrebbe farsi insostenibile, Rouhani ha quindi presentato la sua proposta ai leader di Turchi, Qatar e Malesia, che prevede non solo una cooperazione finanziaria, ma anche il lancio di una moneta virtuale musulmana e l’istituzione di un fondo comune teso a promuovere la cooperazione tecnologica tra questi Paesi.
Una proposta che sembra aver trovato un prezioso alleato in Recep Tayyip Erdogan. Proprio il presidente turco ha infatti sottolineato la necessità che i paesi musulmani si concentrino sul “finanziamento islamico”, suggerendo inoltre la creazione di un gruppo di lavoro con il preciso scopo di esaminare la fattibilità di un simile piano.
Anche il premier della Malesia, Mahathir Bin Mohamad, si è a sua volta detto d’accordo con Rouhani, sottolineando come questa sia la prima volta che una criptovaluta veniva proposta alla stregua di soluzione.

La Turchia si appresta a testare la sua CDBC

La Turchia sembra già da tempo aver deciso di spingere sull’innovazione finanziaria. Il Paese, infatti, nel corso degli ultimi mesi si è trovato a dover fronteggiare le manovre speculative sulla sua moneta sovrana che ne hanno provocato un notevole dimezzamento. Molti cittadini, temendo per la lira un destino simile a quello del bolivar o del peso, hanno quindi iniziato a rastrellare Bitcoin, la cui pronunciata volatilità è comunque poca cosa se raffrontata alla perdita di potere d’acquisto delle valute tradizionali attaccate sui mercati finanziari.
Una situazione che ha spinto Erdogan a emanare un programma presidenziale, pubblicato lo scorso 3 novembre, in cui si ordinava alle autorità preposte di completare i test sulla CBDC turca entro la fine del 2020. In base alle notizie riportate dai media locali, il governo turco si attiverà per sviluppare una piattaforma per pagamenti digitali istantanei la quale baserà il suo funzionamento sull’utilizzazione di una criptovaluta ancorata alla lira. Se sarà la banca centrale a guidare il processo, gli altri attori del programma saranno  l’agenzia nazionale per l’innovazione tecnologica e il TUBITAK, una sorta di equivalente turco del nostro Consiglio Nazionale della Ricerca.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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