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L’Islanda taglia l’energia destinata al mining

Il problema energetico continua a destare preoccupazione

In Islanda è in atto una vera e propria stretta nella fornitura di energia necessaria all’industria del mining. A portarla avanti è Landsvirkjun, la principale azienda di elettricità del Paese nordico, la quale ha optato in tal senso nel quadro di una riduzione che interessa le forniture di svariati clienti industriali, tra cui fonderie di alluminio, data center e fabbriche di farina di pesce.
Quanto sta accadendo potrebbe comportare non solo la fuga delle aziende di mining già operanti in Islanda, ma anche sconsigliare dal metterci piede quelle che avevano programmi in tal senso. Aziende le quali confidavano naturalmente nelle basse tariffe dell’energia per la propria attività.

Mining farm Iran - L’Islanda taglia l’energia destinata al mining

Le cause del provvedimento

A spingere Landsvirkjun alla decisione presa è stato un mix concomitante di fattori. Tra di essi i bassi livelli delle riserve idroelettriche, il malfunzionamento verificato in una centrale elettrica e un ritardo nella fornitura di energia da un produttore esterno. La situazione creata da questo concatenarsi sfavorevole di eventi ha condotto l’azienda ad optare per la riduzione delle forniture, con effetto immediato.
La crisi è poi dovuta al fatto che l’Islanda è un grande produttore di alluminio a livello globale. Le fonderie presenti all’interno del Paese operano a pieno regime, approfittando delle basse tariffe elettriche, ma questo metallo è uno dei più energivori in assoluto. Un quadro il quale si sta rivelando difficile da sostenere per l’Islanda.

Cosa potrebbe accadere ora?

La decisione dell’Islanda arriva in un momento molto particolare, in cui molti minatori sono alla ricerca di luoghi ove il costo dell’energia elettrica consenta di operare con il massimo di profitto. Il problema è che l’attività di estrazione delle criptovalute si sta rivelando difficile da sopportare, oltre a compromettere gli obiettivi ambientali dei Paesi che ospitano le mining farm.
A prenderne atto è stata soprattutto la Cina, che ha deciso di vietare questa attività lungo il territorio nazionale. Alcuni Paesi si sono avvantaggiati della decisione di Pechino, ma presto potrebbero ritrovarsi a fare anche loro i conti con le conseguenze collegate al mining, sia per quanto riguarda l’utilizzo eccessivo di energia che per quanto concerne le ricadute ambientali dell’utilizzo di quella derivante da fonti fossili.

Svezia e Norvegia chiedono il bando del mining a livello continentale

Dopo la Svezia, ora anche la Norvegia si sta schierando in maniera decisa contro il mining. Lo ha fatto in particolare, il ministro Bjørn Arild Gram nel corso di una intervista concessa a Euronews Next. Secondo lui, il mining di criptovalute e la sua tecnologia sottostante sono in grado di apportare benefici a lungo termine. Al momento, però, è difficile giustificare l’uso estensivo di energia rinnovabile per questo genere di attività.
Occorre sottolineare come la Norvegia sia in grado di offrire le tariffe più convenienti per quanto riguarda l’energia elettrica riservata ai consumatori non domestici, come ricordato da Eurostat.

La soluzione è rappresentata dal Proof-of-Stake?

In un quadro di questo genere, è da notare la proposta che si sta facendo largo all’interno della Commissione Europea, responsabile dell’applicazione delle normative sulle criptovalute all’interno dell’eurozona.  Ovvero quella tesa ad incoraggiare l’industria del mining di criptovalute a migrare dalle blockchain proof-of-work (PoW) ad alta intensità energetica a protocolli in grado di risultare meno impegnativi, a partire dal proof-of-stake (PoS) e dai modelli di consenso ibridi. Ad affermarlo è proprio Euronews Next, a riprova delle crescenti preoccupazioni destate dall’attività di estrazione del denaro virtuale.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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