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L’Italia è il Paese più colpito dal ransomware

Anche in Italia le tecnologie informatiche sono sempre più utilizzate. Non solo dai giovani, i quali sono naturalmente più portati all’innovazione, ma anche da una miriade di persone più anziane che ha probabilmente compreso le opportunità da esse offerte.
Alla crescita di utenti, però, ha fatto da contraltare anche il notevole aumento di comportamenti imprudenti, tali da prestare il fianco non solo alle truffe, ma anche ad attacchi informatici estremamente dannosi. Troppe persone, cioè, utilizzano i propri terminali in maniera imprudente, senza seguire i consigli che pure gli esperti non mancano di dare.

Lo studio di Trend Micro

A confermare questo dato di fatto è stato di recente uno studio di Trend Micro, intitolato “Caught in the Net: Unraveling the Tangle of Old and New Threats”. Si tratta di un report che prende in considerazione la situazione riscontrata nel corso del 2018 per quanto concerne le minacce informatiche.
Dai dati riportati, emerge che proprio l’Italia è il Paese europeo più colpito dal cosiddetto ransomware, ovvero l’attacco finalizzato a criptare i file contenuti sul dispositivo colpito, chiedendo un riscatto per sbloccarlo. Il 12,92% di tutti gli attacchi ransomware che si sono verificati sul vecchio continente ha auto infatti come teatro il nostro Paese, mentre a livello mondiale i più colpiti sono stati USA, Brasile, India, Vietnam, Messico, Turchia, Indonesia, Cina, e Bangladesh. Sono ben 26.353.635 i malware veicolati in tal modo, posizionando l’Italia in dodicesima posizione a livello globale in questa categoria.
Lo strumento preferito per il ransomware in Italia è stata la posta elettronica, con l’invio di oltre 600 milioni di minacce tramite e-mail, mentre le visite a siti maligni si sono attestate a quota 10.182.915, con il blocco di 1.485.794 siti di questo genere. Molto meno utilizzati i malware dedicati all’online banking, fermi a circa 5mila.

Il cavallo di Troia del ransomware: l’imprudenza

Ad agevolare il ransomware è solitamente l’imprudenza. Troppe persone, infatti, continuano a praticare comportamenti ad elevato tasso di rischio, ad esempio aprendo missive contenenti links che dovrebbero immediatamente indurre al sospetto, invece di cestinarle. O visitando siti che veicolano i malware, senza preoccuparsi dei pericoli che essi possono rappresentare. Come già ricordato, gli allarmi in tal senso non sono mancati in questi anni, ma nonostante ciò troppi internauti continuano a dare vita a sottovalutare i rischi cui si sottopongono insistendo in comportamenti inappropriati.

Attacchi informatici in calo per le criptovalute, a livello globale

Va comunque anche sottolineato come l’utilizzo di malware stia fortemente calando a livello globale. A rivelarlo è stato il recente report di Kaspersky,  la nota casa di cyber-sicurezza, secondo il quale nel corso dell’ultimo anno gli attacchi di questo genere sarebbero stati circa 2,2 milioni, contro i 5,6 registrati nell’intero 2018. Probabilmente il dato deriva dal fatto che gli strumenti di contrasto a questo crimine si sono notevolmente affinati nel corso degli anni, spingendo i malintenzionati ad una pausa di riflessione tesa a trovare nuovi strumenti, ad esempio individuati nei file audio, ultima frontiera in tal senso. Inoltre gli esperti pensano che i decisi cali fatti registrare dalle quotazioni delle criptovalute abbiano spinto gli hacker a concentrarsi sul ransomware. Un motivo in più per fare la massima attenzione.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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