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Lo strano caso di Ripple

Ripple rappresenta un vero e proprio caso a sé stante, nel variegato mondo delle criptovalute. XRP, infatti, ancora oggi è uno dei progetti preferiti dagli investitori, che non lesinano risorse in previsione di un suo futuro sviluppo, ma sconta una debolezza ormai cronica del suo token, che ha fatto registrare una delle performance peggiori in assoluto, nel corso del 2019.

Secondo anno consecutivo al ribasso

Il 2019 è stato per Ripple il secondo anno consecutivo chiuso al ribasso. Tra le divise virtuali più grandi, solo Stellar ha fatto di peggio, mentre IOTA e Dash hanno fatto registrare un comportamento più o meno simile.
Eppure l’anno era iniziato sotto i migliori auspici, con il sorpasso in termini di capitalizzazione rispetto ad Ethereum, che aveva posizionato XRP immediatamente alle spalle di Bitcoin, un evento che non si verificava dal 2015. A partire da giugno, però, il mezzo dollaro di quotazione raggiunto ha iniziato a evaporare, con una discesa a precipizio che ha portato Ripple a chiudere l’anno intorno a 0,19 centesimi, con una perdita in termini annuali del 47% circa.

Va meglio sul versante dei finanziamenti

Se si sposta il mirino sul versante dei finanziamenti, si entra invece in una dimensione del tutto diversa. Basti pensare a quanto accaduto nel corso della raccolta di fondi avviata da Tetragon poco prima delle festività natalizie, in favore delle Start up più promettenti e tesa ad aiutarle nella programmazione delle attività da implementare nel 2020 immettendo liquidità in tal senso. Proprio Ripple è stata l’azienda che ha riscosso il maggior successo in questo round di finanziamenti, collezionando oltre 200 milioni di dollari.
Un dato cui va aggiunto quello relativo al valore della sua blockchain, che si è attestato oltre i 10 miliardi di dollari e le previsioni di un allargamento dell’organico aziendale nel corso del 2020, con l’assunzione di oltre 100 figure professionali tra dirigenti e sviluppatori, che andranno ad aggiungersi alle 500 persone già attive a tempo pieno all’interno di Ripple.

Quali sono le previsioni per il futuro?

Sembrerebbe quindi che il futuro di XRP sia destinato a tingersi di rosa, almeno stando agli elevati livelli di fiducia di cui il progetto continua a godere presso gli investitori istituzionali. Se la grande ambizione rimane quella di andare a sostituire il sistema Swift negli scambi internazionali, fondando le sue possibilità sulla rapidità degli scambi transfrontalieri e su commissioni bassissime (meno di un centesimo), proprio gli istituti finanziari cui si rivolge la sua proposta stanno entrando in maniera massiccia sul mercato, con le proprie stablecoins. Basti pensare a JP Morgan Chase, che ha già lanciato il suo JP Coin, ma non solo.
La perdita di valore di Ripple, peraltro, ha provocato una perdita di fiducia molto forte, tale da spingere alcuni dei maggiori detentori di XRP a minacciare RippleNet di eseguire un fork della blockchain, che potrebbe rivelarsi un duro colpo per l’intero progetto. Se il CEO Garlinghouse continua ad affermare che la scarsa forza del token è il frutto di una precisa scelta aziendale, sono sempre di più coloro che non la vedono allo stesso modo. Proprio per questo il 2020 potrebbe rivelarsi un anno decisivo per Ripple.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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