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Lo yuan digitale potrebbe trovare uno sbocco anche in Corea del Sud

Cina criptovalute - Lo yuan digitale potrebbe trovare uno sbocco anche in Corea del Sud

Il rapido procedere della Cina verso lo yuan digitale costringe ormai molti ad interrogarsi sui suoi possibili esiti. Nelle ultime ore è da registrare il parere espresso da David Weild IV, ex vicepresidente del Nasdaq, secondo il quale la valuta digitale cinese non avrà grande fortuna fuori dai confini nazionali.
Un parere il quale, però, sembra fondato su un semplice pregiudizio di carattere ideologico, almeno a giudicare dalle notizie reali, che vorrebbero ad esempio la Corea del Sud molto interessata all’esperimento.

Lo yuan digitale e la Corea del Sud

Secondo il giornale online coreano Yonhap, l’ipotesi che i negozi coreani i quali hanno clienti cinesi finiscano per accettare pagamenti nella nuova valuta virtuale è molto concreta.
Il motivo sarebbe da ricercare nel fatto che una volta lanciata la sua CBDC (Central Bank Digital Currency) il governo di Pechino inizierà a spingere con decisione per la sua adozione di massa. In tal caso molti cittadini che sono soliti recarsi in Corea del Sud utilizzerebbero lo yuan digitale e la mancata accettazione da parte dei negozianti comporterebbe per loro danni commerciali di non poco conto.

Yuan digitale: non solo Corea del Sud

Secondo Yonhap, però, il trend non riguarderebbe solo la Corea del Sud, anzi. Il giornale lo scrive a chiare lettere: “Si prevede che prima lo Yuan digitale verrà utilizzato per i micro-pagamenti in Cina, ma in futuro si prevede che l’utilizzo sarà esteso in tutto il mondo, nell’ottica dell’internazionalizzazione dello Yuan”.
Considerato come molti Paesi asiatici e africani abbiano già in essere un fiorente commercio con la Cina, questi sarebbero i primi ad essere interessati allo yuan digitale.

L’influenza economica cinese in Corea del Sud

Se è tutt’altro che campata in aria l’ipotesi di uno yuan scambiato in molti Paesi asiatici e africani, per la Corea del Sud il discorso è ancora più concreto. A renderlo tale è il fatto che già oggi i cinesi in visita nel Paese utilizzano i metodi di pagamento del loro Paese, ad esempio Alipay.
Una scelta molto saggia, fatta dai commercianti sudcoreani e che prescinde dai discorsi di carattere ideologico che sembrano viziare in partenza il ragionamento di molti commentatori. A partire proprio dall’ex numero due del Nasdaq.

Cosa ha detto David Weild IV

Secondo David Weild IV lo yuan digitale sarà frenato dall’eccessivo autoritarismo del governo di Pechino. Il quale spingerà i cittadini degli altri Paesi a non fidarsi, non avendo alcuna sicurezza su quello che l’autorità politica deciderà di fare.
Autorità politica la quale, però, sembra al contrario avere le idee molto chiare. La Cina, infatti, ormai da tempo si è indirizzata verso l’innovazione monetaria e finanziaria, forte proprio della stabilità su cui può contare. Non solo adottando la valuta digitale e mettendola sotto l’egida della sua banca centrale, ma decidendo il massimo sostegno alle imprese che all’interno del Paese stanno portando avanti la blockchain.
La tecnologia dei registri distribuiti è sempre più presente all’interno del gigante orientale e potrebbe porre le basi per una economia sempre più digitalizzata, in grado di fare da base per il preventivato, da molti, attacco cinese al potere imperiale del dollaro. Facilitato del resto proprio dagli errori di prospettiva di Washington.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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