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Lo yuan digitale sarà testato anche presso McDonald’s e Starbucks

mining Cina - Lo yuan digitale sarà testato anche presso McDonald’s e Starbucks

La fase di test dello yuan digitale procede spedita. Dopo aver individuato quattro città (Shenzhen, Chengdu, Suzhou e Xiong’an) per avviarne la sperimentazione, ora è il turno di alcune grandi catene, ad essere associate al progetto.
Secondo ChainNews, infatti, nel corso di un meeting promosso dal Dipartimento di Riforme e Sviluppo della Commissione Management del nuovo distretto di Xiong’an si sarebbe discusso di vari aspetti legati allo sviluppo della valuta digitale cinese. Aperta anche a vari esercenti, la discussione avrebbe stabilito che tra coloro che potranno partecipare alla fase di test ci saranno anche Mc Donald’s e Starbuck.

La lista delle aziende partecipanti

Naturalmente quelli delle due azienda a stelle e strisce sono solo alcuni dei nomi apposti sulla lista compilata all’uopo. Ad esse, infatti si uniranno Zhonghai SPV, Jinfeng Catering, Jiankun Catering, Kaili Hotel, Oscar Studios, Subway, Golden Baihe, Cainiao Inn, UnionPay Unmanned Supermarket e Jingdong Unmanned Supermarket.

La CBDC cinese dovrebbe essere lanciata nel 2021

Le ultime notizie si vanno ad aggiungere a quelle che erano già trapelate nei giorni scorsi sulla CBDC cinese, ovvero sulla criptovaluta di Stato che, nelle intenzioni di Pechino, dovrebbe diventare uno strumento decisivo verso la digitalizzazione dell’economia.
Un processo su cui il gigante orientale sembra deciso a far perno per portare un attacco decisivo alla leadership globale degli Stati Uniti e, in particolare, all’egemonia del dollaro. Un piano estremamente ambizioso che sembra destinato a partire nel 2021. In base alle ultime notizie, infatti, lo yuan digitale dovrà essere attivo ben prima delle Olimpiadi invernali assegnate alla Cina, nel 2022.

La reazione degli Stati Uniti

Le notizie che arrivano dalla Cina sembrano destinate ad affrettare la discussione sul dollaro digitale negli Stati Uniti. La proposta è stata lanciata dal Partito Democratico, nell’ambito di un piano di stimoli all’economia messa in difficoltà dal dilagare del coronavirus.
La ratio della proposta democratico sembra da ricondurre alla necessità di approntare pagamenti digitali in grado di supportare le nuove modalità che caratterizzeranno l’economia nell’epoca del Covid-19.
Secondo alcuni, però, non sarebbe solo questo il motivo che ha spinto una parte della politica a proporre la digitalizzazione del dollaro. Anzi, il vero motivo sarebbe da ricercare proprio nella necessità di non lasciare campo libero alla Cina nel settore dell’innovazione finanziaria. Un settore che, secondo le stime, dovrebbe assumere dimensioni da capogiro nel corso dei prossimi anni. Proprio per questo ignorare la partenza del treno sarebbe un atto di autolesionismo puro.

Yuan digitale, la Cina è ormai partita

Resta il fatto che la Cina ha ormai preso il via e sembra assolutamente intenzionata a giocarsi al meglio una partita che reputa fondamentale per andare a scalfire la leadership globale degli Stati Uniti.
Una intenzione del resto esplicitata più volte dal potere politico, che non ha esitato a mettere in campo risorse estremamente ingenti, pur di riuscire a consegnare al Paese una posizione di grande forza in un settore giudicato strategico come quello dell’innovazione finanziaria. Con risultati che si fanno notare soprattutto nella blockchain, con i brevetti cinesi che fanno la voce grossa in una competizione con l’Occidente che per ora esiste solo sulla carta, considerati i ritardi della controparte.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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