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Lo yuan elettronico è una risposta a Libra?

Cina criptovalute - Lo yuan elettronico è una risposta a Libra?

Se sino ad oggi in molti hanno pensato allo yuan elettronico come un tentativo di andare ad intaccare il potere imperiale del dollaro, ora arriva un punto di vista abbastanza diverso, il quale sembra gettare nuova luce sulla CBDC cinese.
Secondo questa versione, infatti, si tratterebbe di una vera e propria risposta al previsto lancio di Libra. La valuta digitale di Facebook, infatti, sarebbe stata immediatamente vista da Pechino come uno strumento in grado di farsi largo anche nel gigante asiatico. Un pericolo vero e proprio, quindi, considerati i rapporti tra Cina e Stati Uniti nel corso degli ultimi tempi.

Le affermazioni di Kim Jong-han

A fare queste sorprendenti dichiarazioni è stato Kim Jong-han, un ricercatore operante presso il Korea Institute of Finance , un importante ente di studio economico.
Aggiungendo poi a sostegno delle sue affermazioni che lo yuan digitale, attualmente in fase di test in cinque importanti aree metropolitane del Paese, ha avuto una notevole accelerazione proprio quando è stato pubblicato il White Paper di Libra. A testimonianza del notevole timore innescato anche in Cina dalla valuta virtuale di Mark Zuckerberg.

Gli aiuti della Cina sosterranno la diffusione dello yuan digitale?

Altra interessante dichiarazione da parte di Kim Jong-han è poi quella relativa al fatto che la CBDC cinese sarà utilizzata nel commercio transfrontaliero, andando a sostituire il dollaro statunitense in molti accordi internazionali.
A favorire questa evoluzione sarà anche l’accorta politica di aiuti forniti dalla Cina nel corso della pandemia di coronavirus, in quanto i Paesi che hanno ricevuto aiuti umanitari dalla Cina saranno con ogni probabilità più propensi ad adottare lo yuan digitale.

Una tesi sposata da Bloomberg

Va peraltro sottolineato come la tesi in questione sia stata avanzata anche da Bloomberg, in un recente articolo firmato da Andy Mukherjee.
Secondo l’editorialista, infatti, a consigliare le mosse di Pechino sarebbe proprio l’intento di aumentare la propria influenza finanziaria, con il preciso fine di dare vita ad una rete globale regolamentata per pagamenti al dettaglio convenienti. Naturalmente dominata dalla sua valuta virtuale.
Se, però, sino a qualche tempo fa quasi tutti ritenevano che il vero bersaglio di Pechino fosse il dollaro statunitense, in effetti la tesi che lo sposterebbe su Libra avrebbe una sua logica. La CBDC cinese sarebbe infatti un tentativo di spostare la competizione nell’ambito delle nuove tecnologie, ove non avrebbe come avversario un dollaro digitale di cui ancora non c’è traccia, bensì Libra.

Un vantaggio per Libra?

Se fosse vero quanto affermato da Kim Jong-han e Andy Mukherijee, potrebbe però mutare anche l’atteggiamento della politica statunitense verso la creazione di Facebook. Perché lasciare campo libero alla Cina in un settore che sta assumendo una importanza sempre più rilevante, ostacolando Libra? Almeno in attesa che anche gli Stati Uniti si decidano a muoversi in direzione di un dollaro digitale, potrebbe essere individuata proprio nella valuta digitale di Mark Zuckerberg la possibilità di frapporre un ostacolo alla sempre più imperiosa avanzata di Pechino nell’economia digitale.
Non resta quindi che attendere i prossimi sviluppi, per capire se l’orientamento della politica a stelle e strisce nei confronti di Libra muterà, anche tenendo conto del fatto che negli ultimi mesi proprio da Menlo Park sono arrivati segnali distensivi nei confronti della stessa.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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