Luglio 15, 2020
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Mt. Gox torna al centro dell’attenzione

Mt. Gox - Mt. Gox torna al centro dell’attenzione

Com’è ormai tristemente noto, il fallimento di Mt. Gox, avvenuto nel 2014, ha lasciato una ferita difficilmente rimarginabile tra i tanti utenti che hanno perso tutto quello che avevano sull’account aperto presso l’exchange californiano.
Se all’epoca si cercò di accreditare l’ipotesi di un attacco hacking, molti non hanno mai creduto alla versione ufficiale e accusato apertamente i vertici di aver imbastito una vera e propria truffa. Con le logiche ricadute giudiziarie, le quali sono ancora in piedi.

Mark Karpeles dovrà difendersi dall’accusa di frode

L’ultima di queste ricadute è quella che rischia di travolgere di nuovo Mark Karpeles. L’ex CEO di Mt. Gox, infatti, è stato citato da una delle vittime del clamoroso crac per frode. I suoi avvocati hanno cercato di evitare il giudizio, ma il loro reclamo è stato giudicato irricevibile e ora Karpeles dovrà difendersi in tribunale.
A fargli causa è stato Gregory Greene e ad accogliere le sue tesi è stato il giudice distrettuale Gary Feinerman. Secondo il querelante, Karpeles sarebbe responsabile di frode e negligenza di fronte agli oltre 24mila utenti di Mt. Gox travolti dal crollo dell’exchange.
Va ricordato che al momento del fallimento, l’exchange, che aveva sede a Tokyo, era il più grande in assoluto, detenendo in pratica il 70% dei volumi di Bitcoin transati all’epoca.
Il motivo addotto dai responsabili della piattaforma era un attacco da parte di hacker a seguito del quale sarebbero stati sottratti circa 850mila BTC.

La vicenda rischia di mischiarsi con quella di Craig Wright?

A rendere ancora più appassionante la vicenda, è arrivata negli ultimi giorni anche l’ennesima prodezza di Craig Wright. La difesa di Faketoshi, come è spregiativamente indicato l’uomo d’affari australiano nella comunità dei criptofans, ha infatti prodotto nel corso della causa relativa al Tulip Group una serie di indirizzi Bitcoin tesi a dimostrare che Wright sarebbe effettivamente l’inventore dell’icona crittografica. Il problema è che tra questi indirizzi ce ne sarebbe uno collegato proprio alla sottrazione di fondi a Mt. Gox.
In pratica proprio su quell’indirizzo sarebbero transitati molti dei fondi i quali,secondo i responsabili dell’exchange, erano stati carpiti dagli hacker nel 2014.

Cosa potrebbe accadere ora?

Il primo a cogliere la palla al balzo di quello che è sembrato un vero e proprio autogoal da parte di Wright è stato Ricardo Spagni, componente del gruppo di lavoro di Monero, il quale non ha avuto alcuna remora ad inchiodarlo tramite un tweet all’incredibile affermazione dei suoi avvocati.
Ora per lui non solo si sta mettendo male la vertenza intentata da Ira Kleiman,  ma addirittura potrebbe essere messo in mezzo a quella relativa a Mt. Gox, nel caso in cui gli avvocati di Mark Karpeles lo chiamassero a sgravare il ruolo del loro assistito almeno dall’accusa di frode.
La cosa che sembra certa, al momento, è che la vicenda di Mt. Gox continuerà a riversare i suoi effetti a cascata sull’intero settore degli exchange, ancora per molto tempo. Troppe, infatti, le cose che devono ancora essere chiarite in quella vicenda. Ove non siano rimosse dal terreno, sono destinate a danneggiare la reputazione degli stessi exchange ancora a lungo.