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Netflix crolla in Borsa, quali ripercussioni per le cripto?

Nella giornata di ieri il mercato delle criptovalute ha assistito (da lontano?) al crollo delle azioni Netflix: le azioni della società di streaming leader mondiali sono infatti scese del 27% a 256 dollari nel trading after-hours raggiungendo i livelli del 2019, dopo aver annunciato una massiccia perdita di 200.000 abbonati nel primo trimestre del 2022. Il tutto si è tradotto, in denaro, in una erosione di circa 40 miliardi di dollari di capitalizzazione in mezz’ora.

Si tratta della prima volta che la società perde clienti dal 2011, e si accompagna alla previsione di perderne altri 2 milioni nell’attuale secondo trimestre. NFLX è già scesa del 63% dal suo massimo storico e di oltre il 40% quest’anno.

Per coloro che si stanno chiedendo per quanto tempo una mancanza come questa può pungere: ricordiamo che $FB è ancora giù del ~33% da quando ha rivelato che la crescita degli utenti di Facebook ha raggiunto un tetto“, ha affermato Brian Chappatta di Bloomberg. L’analista Michael Nathanson di MoffettNathanson LLC ha detto alla stessa Bloomberg che “è semplicemente scioccante“, aggiungendo che “tutto ciò di cui hanno cercato di convincermi negli ultimi cinque anni è stato abbandonato in un trimestre. È un tale voltafaccia”.

Il media americano ha inoltre riferito che “Disney è sceso fino al 5,2% nel trading esteso dopo che Netflix ha riferito il suo outlook, mentre Warner Bros Discovery Inc, il proprietario di HBO Max, è sceso fino al 2,8%. Le azioni di Roku Inc, il produttore di set-top box per lo streaming, sono scese fino all’8,3%“.

Molti si sono chiesti se questo potrebbe trascinare giù anche il mercato delle criptovalute. Un economista ha notato che l’ultima volta che un forte calo come questo è avvenuto per Netflix (22 gennaio 2022), “ha innescato [un] crollo di oltre il 30% in 4 giorni in tutta la crittografia“. Tuttavia, ha aggiunto che non pensa che questo sarà un problema questa volta, definendolo come “un evento idiosincratico”.

Il motivo per cui molti non pensano che questo scenario si ripeterà è che il caso precedente era altamente legato alla macroeconomia -il sell-off generale del mercato azionario per la paura legata ai rialzi dei tassi di interesse negli Stati Uniti-, mentre questa volta l’indicatore sembra essere specifico per la domanda in calo della società.

Già a gennaio, peraltro, l’azienda ha ammesso che la concorrenza sta “influenzando la crescita marginale“. Ora, oltre alla crescente concorrenza, hanno dichiarato che la cattiva performance nel Q1 era in parte dovuta a una grande quantità di clienti che condividono le loro password, stimando 100 milioni di famiglie che utilizzano il servizio tecnicamente gratis.

 

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Roberto Rais

Grande esperto di criptovalute e nostro collaboratore già da diverso tempo. Segue attivamente come Editori diversi Blog specialistici del settore criptovalute

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