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OneCoin, la truffa si appresta a diventare un film

Tra gli interpreti ci sarà Kate Winslet

La saga di OneCoin si appresta a dare ulteriori colpi di coda. La vicenda dello schema Ponzi ideato in Bulgaria, sarà portata sul grande schermo da Scott Z. Burns, regista già noto per aver diretto “Report” e “Contagion”.
A produrre la pellicola sarà tra gli altri Jen McAdam, una delle tante vittime della truffa, che su di essa ha scritto il libro “Fake!”, a quattro mani con Douglas Thompson. A interpretare la parte della protagonista femminile sarà una star di assoluto livello, ovvero Kate Winslet. Un biglietto da visita straordinario per un film il quale potrebbe rivelarsi molto utile.

OneCoin: di cosa si tratta?

OneCoin è l’azienda fondata da Ruja Ignatova nel 2014. Connotandosi immediatamente come il più classico degli schemi piramidali. E fondando la sua fortuna su una prospettiva ben precisa: quella di essere il nuovo Bitcoin. Una promessa che ha subito attirato un gran numero di ingenui investitori, come del resto già accaduto svariate volte nel passato.
Una truffa la quale avrebbe dovuto esser immediatamente percepita come tale, se si pensa che alla base del progetto non c’erano una blockchain o una rete in grado di supportare il progetto.

La vicenda giudiziaria

Quando la truffa è diventata di pubblico dominio, la Ignatova è stata accusata di frode telematica, frode in titoli e riciclaggio di denaro, nel maggio del 2020. La donna, ribattezzata CryptoQueen, aveva però già fatto perdere le sue tracce tre anni prima.
Agli inquirenti è rimasto in mano il fratello, Konstantin, il quale ha accettato di testimoniare contro la donna per sfuggire alle stesse accuse. Nella truffa sarebbero andati persi miliardi di dollari. Tra i quali anche i circa 300mila di Jen McAdam, dei suoi familiari e degli amici. Spingendola non solo a scrivere “Fake!”, ma anche ad avviare un gruppo di supporto per queste persone e altre coinvolte nel raggiro.

OneCoin: i responsabili rischiano sino a 90 anni di carcere

Entrambi i fratelli devono comunque rispondere in un’altra causa contro di loro, quella intentata dal Department of Justice (DoJ) statunitense. Nell’ambito della quale rischiano sino a 90 anni di carcere.
Sul banco degli accusati, dovrebbero però andare anche le autorità di regolamentazione dei mercati. Le quali hanno tardato nell’attivarsi, nonostante i ripetuti avvertimenti di coloro che avevano subito notato la somiglianza con il classico schema Ponzi. Basti pensare in tal senso che nel Regno Unito è ancora possibile vendere OneCoin. A dichiararlo è stato On Yavin, fondatore e amministratore delegato di Cointelligence, un sito il quale si propone di educare il pubblico sulla blockchain.

Il Bitcoin Killer ha fatto strage di incauti

La Ignatova aveva predisposto una strategia estremamente aggressiva, contrapponendo OneCoin a BTC. Tanto da definirlo Bitcoin Killer”. Purtroppo, ad essere praticamente sterminati sono stati i risparmi di tante persone che hanno incautamente dato fede alla donna.
Le stime sono ancora in corso. Se la class action in corso ha cumulato 4,4 miliardi di dollari, alcune fonti indicano addirittura in 19,4 i miliardi sottratti. Per ora ne sono stati recuperati 267 milioni da parte delle forze dell’ordine cinesi, come affermato dall’agenzia di investigazione privata Digitpol.
La vicenda è comunque ancora lontana dalla conclusione e, anzi, rischia di assumere dimensioni colossali. Con molte persone le quali potrebbero chiudere la loro carriera a suon di raggiri in carcere, senza più uscirne.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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