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Ora è Wissam Al Mana ad essere usato per le cripto truffe

Wissam Al Mana e Janet Jackson - Ora è Wissam Al Mana ad essere usato per le cripto truffe

L’utilizzo di personaggi famosi è ormai una consuetudine per truffatori e cyber-criminali. Basti pensare a quanto accaduto negli ultimi mesi, con Kobe Bryant e i maggiori protagonisti del Grammy Award diventati il cavallo di Troia per la propagazione di malware. Nel loro caso gli hacker hanno utilizzato strumenti come wallpaper e file musicali per veicolare software in grado di far lavorare i macchinari infettati per il mining illegale di criptovalute.
In particolare, però, le celebrità sono usate dai truffatori che propagandano iniziative relative agli asset digitali. Rappresentano infatti un ottimo specchietto per le allodole, convincendo molti utenti della bontà dell’iniziativa pubblicizzata. Se uno o più vip hanno aderito ad un progetto, perché non dovrebbe essere preso in considerazione?
Ora, però, sono sempre di più i bersagli che reagiscono per via legale. E per chi non verifica l’attendibilità del messaggio pubblicitario, si prospettano notevoli conseguenze finanziarie. Com’è accaduto a Facebook.

Wissam Al Mana denuncia Facebook

L’ultimo eclatante caso riguardante lo sfruttamento fraudolento di una immagine pubblica, è quello che ha coinvolto Wissam Al Mana. Si tratta di un noto uomo d’affari, che deve una parte della sua popolarità anche al fatto di essere stato sposato nel passato con la pop star Janet Jackson. Un matrimonio turbolento, dal quale ha avuto un figlio prima della separazione, avvenuta nel 2017.
La sua immagine è stata sfruttata da Bitcoin Trader in maniera ingannevole su Facebook, nell’ambito di una truffa tesa a far conoscere le sue attività nell’area mediorientale. La stessa ove Al Mana, cittadino del Qatar, gode di larga influenza.

I motivi della denuncia

In pratica Al Mana ha denunciato Bitcoin Trader per i reati di diffamazione, dichiarazione del falso per fini fraudolenti e pubblicità ingannevole. Una denuncia è però toccata anche al social media di Mark Zuckerberg, che pur rimuovendo le pubblicità si è rifiutata di rivelare l’identità dei truffatori.
Di fronte all’atteggiamento di Facebook gli avvocati dell’uomo d’affari hanno depositato una denuncia. Nella quale intimano all’azienda di consegnare i nomi, gli indirizzi, i metodi di pagamento e gli estremi di fatturazione delle persone che hanno ordito l’affare.
La causa doveva essere discussa il prossimo 24 maggio, ma l’emergenza derivante dalla diffusione del coronavirus potrebbe farla posticipare addirittura di 24 mesi.

Facebook, un precedente negativo

Va anche ricordato come Facebook abbia già riportato una condanna a risarcire i danni causati con la sua condotta ad un altro protagonista della scena finanziaria mondiale. Si tratta di John De Mol, tycoon e produttore televisivo noto soprattutto per essere stato il creatore del format originale di Big Brother, per Endemol.
Il social media è infatti obbligato a pagare 10mila dollari per ogni passaggio sulla piattaforma del suo volto all’interno di annunci fraudolenti. Una condanna che, a quanto sembra, non ha comunque spinto Facebook a riservare maggiore attenzione ai contenuti pubblicitari.
Un ritardo che potrebbe però costare caro, considerato come la fantasia dei truffatori continui a giovarsi dell’attualità e non si faccia eccessivi scrupoli nell’utilizzare volti noti della finanza, dello spettacolo o dello sport. Sapendo bene come si tratti di esche in grado di abbattere ben presto la naturale diffidenza di chi si imbatta in questo genere di annunci pubblicitari.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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