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Ora Justin Sun vuole sfruttare TikTok per Tron

Justin Sun - Ora Justin Sun vuole sfruttare TikTok per Tron

Quanto accaduto nelle passate ore, con Dogecoin  letteralmente trasportato verso l’alto da un accorto utilizzo di TikTok, ha stuzzicato la curiosità di Justin Sun.
Il controverso fondatore di Tron, infatti, sembra essere rimasto particolarmente impressionato dalla potenza pubblicitaria dimostrata dal social cinese, tanto da dichiarare la sua intenzione di pompare la sua creazione come è avvenuto per Dogecoin.

Cos’è accaduto nelle ore passate

Nelle ora passate, su TikTok si è scatenata una curiosa gara tra I creatori di contenuti. I quali hanno deciso di concentrare i loro sforzi sulla ormai celebre creazione di Billy Markus con l’intento dichiarato di farne lievitare la quotazione sino ad un dollaro. Un intento pienamente riuscito, con un rally il quale ha permesso a Dogecoin di scalare diverse posizioni nella classifica di Coinmarketcap relativa alla capitalizzazione di mercato.

La dichiarazione di Justin Sun

In questo quadro, si è inserita la dichiarazione rilasciata da Justin Sun su Twitter, che non sembra lasciare eccessivi spazi all’immaginazione: “Starting today, we’ll focus on more TIK TOK content…stay tuned for #TRON videos going viral! #TRX @tiktok_us”.
Considerata la determinazione del fondatore di Tron, c’è quindi da attendersi un utilizzo molto pressante da parte sua della piattaforma, con il preciso intento di alimentare le fortune di Tron.
Un metodo che sembra però abbastanza discutibile ad alcuni osservatori ed esperti. A partire da Phillip Christenson, Chartered Financial Analyst presso Phillip James Financial, il quale ha affermato di attendersi un intervento della Sec al fine di scongiurare quello che sembra una sorta di schema preordinato. Intervento il quale, comunque, sembra non avere i presupposti per poter essere realizzato.

I guai di TikTok

A proposito di TikTok, va però sottolineata l’offensiva statunitense contro il social cinese. La Federal Trade Commission e il Dipartimento di Giustizia starebbero vagliando le accuse sul mancato rispetto di un accordo del 2019 volto a proteggere la privacy dei bambini al di sotto dei 13 anni. Una volta inserite informazioni su questa particolare fascia di utenza, non sarebbe possibile rimuoverle.
A molti la vicenda è sembrata soltanto l’ennesimo atto della guerra degli Stati Uniti contro la Cina, se si pensa che l’app è stata accusata di girare al governo di Pechino i dati relativi agli utenti statunitensi. Una accusa che TikTok continua a respingere e che fa il paio con quella elevata dal governo indiano, dello stesso tenore.

La minaccia di Mike Pompeo

Anche il segretario di Stato Mike Pompeo si è spinto a dichiarare la possibilità di mettere al bando TikTok nel suo Paese, facendo crescere il sospetto che il tutto rappresenti solo l’ennesimo frutto di una strategia tesa a far dimenticare i tanti guai del governo di Washington, in particolare quelli relativi ai fatti di Minneapolis, con il movimento Black Lives Matter all’offensiva su tutto il territorio nazionale, e alle politiche di contrasto al Covid.
In pratica la Cina sarebbe stata individuata come valvola di sfogo esterna per cercare di spezzare una prolungata fase di difficoltà per l’attuale inquilino della Casa Bianca. Una strategia la quale, comunque, sembra difficilmente in grado di dare respiro a Trump, soprattutto alla luce delle voci su un possibile secondo lockdown, che potrebbe rivelarsi letale per l’economia a stelle e strisce proprio nella fase la quale precede le elezioni presidenziali di novembre.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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