Luglio 15, 2020
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Per Craig Wright una prima buona notizia nella vertenza sui Bitcoin del Tulip Group

Craig Wright Faketoshi - Per Craig Wright una prima buona notizia nella vertenza sui Bitcoin del Tulip Group

Dopo una serie di rovesci non indifferenti, per Craig Wright è finalmente arrivata una prima buona notizia dalla vertenza giudiziaria che gli è stata intentata da Ira Kleiman.
Il giudice distrettuale Beth Bloom ha infatti rigettato la mozione della difesa del secondo, la quale chiedeva di imporre sanzioni all’autoproclamato creatore di Bitcoin Craig Wright nella battaglia legale in corso per i suoi presunti 1,1 milioni di token (oltre 10 miliardi di dollari, con le quotazioni attuali) collegati alle chiavi private del Tulip Group. In pratica ora si passerà al dibattimento in aula, fissato per il 6 luglio, con Wright in qualità di accusato.

Cos’è accaduto

Secondo la difesa di Kleiman, Wright avrebbe dato luogo ad una serie di atti nel corso del dibattimento i quali dovrebbero essere sanzionati senza arrivare al vero e proprio processo.
Una tesi contrastata dalla controparte, la quale ha a sua volta sostenuto che il comportamento di Wright sarebbe la conseguenza di un disturbo dello spettro autistico con elevate capacità intellettuali. Uno stato che ha spinto la sua difesa a chiedere che durante il processo compaia uno psicologo provvisto di regolare abilitazione a supporto del magnate australiano.
Una tesi che è stata accolta dal giudice distrettuale, secondo il quale dovrà essere il processo a stabilire perché Wright abbia dato vita ad una serie di mosse le quali sono state interpretate da molti alla stregua di veri e propri autogoal.

Il convitato di pietra: Mt. Gox

Tanti gli scivoloni inanellati da Craig Wright in un processo in cui deve dimostrare in pratica di essere il vero Satoshi Nakamoto, per poter vincere la causa. Per farlo, però, ha dato vita ad una difesa che ha in pratica spianato la strada al querelante.
In particolare ha destato sensazione il fatto che Wright abbia presentato una serie di indirizzi BTC i quali avrebbero dovuto dimostrare la sua reale identità. Tra di essi, però, ce n’era uno su cui sono transitati 79.956 Bitcoin, pari ad un valore di 751 milioni odierni, i quali erano stati rubati a Mt. Gox, il famoso exchange crollato dopo una ripetuta serie di furti nel 2014.
A rilevare questa singolare affermazione di Wright è stato in particolare Ricardo Spagni, uno dei componenti del gruppo di lavoro di Monero. Il quale ha chiesto espressamente a Faketoshi, come è ormai beffardamente chiamato l’australiano nel mondo dei criptofans, di chiarire la questione.

Una causa tira l’altra

Una questione che rischia di rivelarsi ancora più dannosa per Wright, il quale si è in pratica presentato sotto la veste di un pirata informatico. Aprendo in tal modo la strada alla possibilità di un nuovo procedimento giudiziario, considerato come i ricorsi di coloro che hanno perso i loro averi durante il crollo di Mt. Gox ancora stiano interessando le varie procure distrettuali degli Stati Uniti.
Del resto per Wright le aule di tribunale non rappresentano certo una novità. Attualmente è infatti impegnato nella causa contro Peter McCormack, per diffamazione, dopo aver lasciato cadere quelle contro Vitalik Buterin e Adam Back. Inoltre ha perso la causa intentata a Roger Ver, il quale non si era fatto eccessivi scrupoli nel definirlo un truffatore. Una serie di vertenze che hanno spinto il suo amico Calvin Ayre ad affermare che passerà le sue giornate tra un tribunale e l’altro.