Maggio 25, 2020
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Petro ha dato vita ad un hard fork?

petro - Petro ha dato vita ad un hard fork?

Il passato 5 maggio il governo del Venezuela ha annunciato di aver messo offline Petro, la criptovaluta nazionale. La motivazione sarebbe da ricercare nella necessità di manutenzione della rete.
Al termine delle operazioni, la National Superintendency of Crypto Assets ha annunciato di aver apportato alcune migliorie all’infrastruttura. L’operazione dovrà ora essere seguita dall’aggiornamento dei wallet, per poter continuare a utilizzare il servizio da parte degli utenti di PetroApp.

I dubbi della community

Va però sottolineato come una parte della community abbia rilevato in seguito all’analisti del block explorer ufficiale di Petro, che il 5 maggio 2020 viene identificato come la data di creazione del genesis block. Poiché altri black explorer sostengono a loro volta che la data di creazione del blocco in questione risalga al 13 ottobre 2018 si può dedurre che in questo momento potrebbero esistere due chain della stessa criptovaluta. Ovvero si sarebbe verificato un hard fork.

Il commento di Garrido

Il primo commento da sottolineare in margine alla vicenda è arrivato da Anibal Garrido, trader di criptovalute che lavora presso l’Universidad de Carabobo: “La prima cosa che mi viene in mente è che, purtroppo, la precedente blockchain aveva una serie di errori, e sulla base di ciò, hanno deciso di aggiornare la catena a seguito di un hard fork “.
Secondo altri, però, a confermare il fatto che sia stato effettuato un hard fork è proprio il fatto che una blockchain non è una infrastruttura che può essere interrotta a piacimento. Le modifiche devono necessariamente essere sottoposte al consenso dei nodi. Proprio questo aspetto ha dato il via ad una ridda di voci.

Due interpretazioni contrastanti

Le posizioni più interessanti, nella ridda di voci che si è scatenata, sono in particolare due.
La prima è quella di chi fa rilevare che quanto accaduto, con il governo di Caracas che ha fatto praticamente il tutto senza che se ne sapesse nulla, andrebbe a sconfessare quanto affermato prima dal presidente Nicholas Maduro, secondo il quale si tratterebbe di una rete totalmente decentralizzata.
Una cosa che secondo gli analisti non deporrebbe a favore di Petro e Maduro, ma che, in fondo, attesterebbe quella natura centralizzata della criptovaluta venezuelana che in molti già sospettavano. Va infatti ricordato che Petro inizialmente doveva girare su Ethereum, poi su NEM ed è infine approdato su una blockchain privata.
La seconda è forse più interessante, in quanto secondo altri osservatori, tra cui appunto Garrido, si tratterebbe semplicemente della presa d’atto di alcuni problemi nella rete e in una serie di aggiornamenti tesi a migliorarne alcuni aspetti. In pratica sarebbe la pratica presa d’atto che la vecchia blockchain non era equipaggiata per poter supportare il volume di transazioni che verrebbero a verificarsi in uno scenario di adozione di massa. Da questa presa d’atto ne sarebbe conseguita la riprogettazione totale della rete.

Il parere di alcuni economisti

In questa vicenda va infine ricordato quanto affermato da William Luther, analista dell’American Institute for Economic Research. Secondo lui, infatti, il Petro ha effettivamente potenzialità per un miglioramento dell’economia venezuelana, ma a prezzo di una minore privacy per i cittadini.
Una tesi però contrastata da Garrido, secondo il quali un meccanismo di questo genere non comporterebbe nulla di nuovo rispetto al modo in cui attualmente i governi trattano il problema della riservatezza.

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