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QuadrigaCX, persistono i dubbi sulla morte di Gerald Cotten

Gerald Cotten - QuadrigaCX, persistono i dubbi sulla morte di Gerald Cotten

La vicenda di QuadrigaCX, l’exchange chiuso dopo la morte del suo fondatore, Gerald Cotten, continua a seminare non pochi dubbi nell’opinione pubblica.
Come si ricorderà, sin dalle ore successive al suo decesso, avvenuto all’inizio del 2019, erano iniziati a diffondersi i dubbi su quanto effettivamente avvenuto.
Soprattutto perché a margine dei fatti si era verificata anche la scomparsa delle chiavi private per l’accesso ai fondi detenuti dall’exchange canadese, poi fallito. Alcune di esse furono in seguito ritrovate, ma in molti furono travolti dall’esito della vicenda. Del tutto normale, quindi, che un numero rilevante delle vittime non abbia mai creduto realmente alla versione ufficiale data dalle autorità.

 Manca la necessaria chiarezza sulla vicenda

Proprio il fatto che non si sia fatta sufficiente chiarezza sugli eventi ha lasciato la porta aperta ai ricorrenti dubbi degli ex clienti di QuadrigaCX. Dubbi poi sfociati in cause ancora in corso, anche se la vedova di Cotten si è poi offerta di colmare almeno una parte delle perdite cumulate dall’exchange.
Tutto inutile se l’obiettivo era quello di fermare la ridda di voci. Qualche tempo fa, infatti, è stata proposta la riesumazione della salma, con il preciso fine di stoppare le illazioni.
Le quali, ora, sono state sottoposte ad un sondaggio che sembra abbastanza chiaro: il 63% di coloro che hanno risposto hanno infatti affermato di non credere all’ipotesi della morte di Cotten. Mentre sale al 76% la percentuale di coloro i quali  si sono dichiarati favorevoli alla riesumazione della salma.

Anche la vedova di Cotten è ora sotto il tiro dei detrattori

Anche la vedova di Gerald Cotten, Jennifer Robertson, che ne ha ereditato le sostanze, è però ora sotto il fuoco concentrico dell’opinione pubblica. Addirittura il 92% del campione che ha risposto al sondaggio si dichiara sicuro che sia a conoscenza del luogo in cui sono conservate le chiavi private dei fondi tuttora mancanti.
Intanto è stato anche precisato il numero delle richieste di rimborso giunte ai curatori fallimentare dell’exchange. Sarebbero quasi 17mila, a fronte dei quali vanno messi i rimanenti fondi di QuadrigaCX, che ammontano ad un totale compreso tra 167 milioni e 300 milioni di dollari, a seconda di come vengono valutati.
Si tratta infatti di quasi 25mila Bitcoin, più di 65.000 Ether, 87mila LTC, ed altri fondi suddivisi in Bitcoin Cash, Bitcoin Satoshi Vision e Bitcoin Gold. Ai quali vanno aggiunti circa 90 milioni di dollari canadesi e 6 di dollari americani.

Il rischio di discredito dell’intero settore è molto alto

La vicenda relativa a QuadrigaCX sembra destinata ad avvelenare nuovamente i pozzi, alla luce delle tante polemiche che hanno di volta in volta fatto seguito al fallimento di noti exchange. A partire da Mt. Gox, il cui crollo avvenuto nel 2014 è stato apertamente indicato come un caso clamoroso di truffa, tale da tornare ad agitare i sonni degli investitori ogni volta che si verifica un caso analogo.
In questo caso, però, i dubbi potrebbero essere dissolti abbastanza facilmente, decidendo infine di sottoporre a riesumazione la salma attribuita a Gerald Cotten. Un atto senza il quale i sospetti su lui e su Jennifer Robertson sono destinati a permanere ancora a lungo, generando discredito sull’intero settore. Con conseguenze da non sottovalutare.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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