News Crypto e cryptovalute

Qual’è il futuro del mining in Europa?

Le ore che ci dividono dall’ormai imminente halving di BTC sono oggetto di ampia riflessione. Non solo tra gli investitori, ma anche tra i minatori.
Se quelli cinesi e iraniani possono contare su un costo dell’energia elettrica molto basso e sono quindi in grado di guardare con una certa serenità all’evento, non altrettanto può dirsi delle aziende di mining operanti all’interno dell’eurozona, ove le condizioni di vendita dell’elettricità sono notevolmente meno convenienti.
Proprio per questo motivo, la discussione sul da farsi è iniziata ormai da tempo e verte sulle prospettive future delle attività di estrazione. Andiamo quindi a vedere cosa sarebbe emerso al riguardo.

Alcune parti del vecchio continente si prestano all’attività

Il primo dato che balza agli occhi è quello relativo al fatto che anche alcune parti del continente europeo sono in grado di offrire condizioni concorrenziali a chi desideri fare mining. Il riferimento è soprattutto a Svezia e Islanda, ove le bollette energetiche sono ancora abbastanza modeste rispetto al resto dell’eurozona.
Si tratta però di casi isolati e quindi la ricerca di modi alternativi di fare mining deve necessariamente fare conto su altri fattori. Tra i quali inizia a farsi largo quello che prevede l’impiego dell’energia in eccesso delle centrali nucleari o elettriche per l’attività di estrazione dei blocchi. Un modus operandi il quale dopo essersi fatto largo negli Stati Uniti inizia a prendere piede anche in Germania.

L’importanza della politica

Un altro dato che sta emergendo con forza è poi quello che fa riferimento alla stabilità politica. Per le aziende che operano nel mining è anche molto importante avere a propria disposizione un quadro legislativo stabile.
Se in Iran e in Cina si è assistito più volte a mutamenti di indirizzo in tal senso di non poco conto, nel vecchio continente la stabilità sembra invece all’ordine del giorno, anche nel caso di avvicendamenti delle compagini governative.
Per chi decide di investire somme notevoli, poter fare affidamento su un quadro politico in grado di regalare certezze è una necessità inderogabile. Una caratteristica che non fa certo difetto all’Unione Europea e che consiglia quindi molti imprenditori del settore a rimanerci senza imbarcarsi in avventure dagli esiti imprevedibili.

Le esenzioni fiscali del Portogallo

La stabilità politica può rappresentare una precondizione, ma non si traduce in benefici immediati per chi pratica il mining. Come fanno invece le esenzioni che un Paese come il Portogallo ha deciso di concedere ai minatori per invogliarli a scegliere il territorio lusitano per impiantare le loro farm.
Una strada che potrebbe essere presto praticata anche da altri Paesi, pur non rappresentando in definitiva un fattore in grado di creare effettiva concorrenza con Paesi come la Cina o gli Stati Uniti, i quali possono presentare un quadro notevolmente più favorevole sotto tale punto di vista.

La speranza per i miners europei risiede nelle quotazioni

Alla luce di quanto detto, non stupisce che secondo molti analisti il destino dei minatori europei sarà deciso proprio dal prezzo cui si attesterà il Bitcoin una volta effettuato l’halving.
Se la sua quotazione dovesse salire come nelle previsioni, sarà possibile fare fronte al costo troppo alto dell’elettricità, altrimenti sarà molto complicato pensare di continuare a minare come accadeva prima del dimezzamento delle ricompense.

Comprare Criptovalute? Exchange Binance Binance

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

Post simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button