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Real Trump Token V2, anche la politica si converte alle criptovalute

Il denaro virtuale irrompe nella battaglia tra i partiti

Dopo tante incomprensioni, sembra finalmente scoppiare l’amore tra le criptovalute e la politica. A sancire la nuova fase dei rapporti è stato il lancio di Real Trump Token V2 (RTTv2), il coin al quale spetterà il compito di andare a finanziare le campagne elettorali del GOP (Grand Old Party), ovvero il Partito Repubblicano.
Il fatto che sia stato immesso il nome di Donald Trump, però, lega in maniera ancora più specifica il token all’ex inquilino della Casa Bianca. Il quale, del resto, non nasconde il suo intento di tornare a capo del Paese una volta che sarà scaduto il quadriennio di Joe Biden.

Cos’è il Real Trump Token V2

Lanciato come Real Trump Token, l’aggiunta di V2 al nome del token deriva dal fatto che è appunto giunto alla sua seconda versione. Il 3% di tutte le commissioni di transazione nelle operazioni che vedono il coinvolgimento dell’RTTv2 viene in pratica devoluto al fine di sostenere cause come l’American First Movement e la rielezione di Donald Trump in qualità di presidente nel corso delle prossime elezioni statunitensi.
Al momento rTTv2 si trova in una fase di flessione, ma proprio il suo essere legato alle competizioni elettorali potrebbe consentirgli di avere una vita non proprio effimera. Nonostante il fatto che al momento possa essere acquistato soltanto presso i DEX, ovvero gli exchange decentralizzati.

Il paradosso del Real Trump Token V2

Il Real Trump Token V2 rappresenta un paradosso di non poco conto. Il token porta infatti il nome di un personaggio il quale non ha mai nascosto la sua avversione per gli asset digitali. In particolare nei confronti di quel Bitcoin più di una volta paragonato ad una truffa.
La destra statunitense, però, sembra ormai decisa a praticare la strada del denaro virtuale come forma di finanziamento. Sin quando lo fa Trump, però, non ci dovrebbero essere eccessivi problemi. I quali sembrano destinati a sorgere se a portare avanti questa linea sono invece i gruppi suprematisti e gli altri estremisti che caratterizzano la scena politica a stelle e strisce. Ovvero i settori che hanno promosso l’assalto a Capitol Hill all’inizio dell’anno.

Il rapporto del Southern Poverty Law Center

Proprio il rapporto tra il Bitcoin e i suprematisti bianchi è al centro di un rapporto formulato dal Southern Poverty Law Center. Secondo il quale personaggi come Greg Johnson, caporedattore della casa editrice suprematista bianca Counter-Currents, Don Black, frontman della piattaforma razzista Stormfront, Andrew Anglin, promotore pubblicazione neonazista The Daily Stormer, e molti altri, sono da tempo investitori in Bitcoin. Una attività la quale ha loro permesso di raccogliere ingenti risorse con cui finanziare le loro attività eversive. 

Il caso di Andrew Anglin

Un caso a parte, in questo quadro, è rappresentato da Andrew Anglin. Implicato nei disordini di Charlottesville del 2017, nel corso dei quali un attivista dei diritti civili delle minoranze etniche è stato ucciso e altri 30 feriti, è successivamente stato bandito da PayPal e da tutti gli istituti di credito, proprio per impedirgli di utilizzare risorse finanziarie in campagne improntate sul suprematismo bianco. Ha quindi deciso di utilizzare il Bitcoin, diventandone una sorta di esperto. Veste nella quale ha pubblicato “Retard’s Guide to Using Bitcoin”, una guida in cui spiega appunto come utilizzarlo.
Il problema è che proprio l’utilizzazione delle criptovalute in attività simili rischia di gettare discredito sulle stesse. Ove ciò accadesse, sarebbe una sorta di beffa, considerate le istanze libertarie su cui esse sono nate.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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