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Sarà il fondatore di IOTA a compensare le perdite del recente attacco hacking

IOTA - Sarà il fondatore di IOTA a compensare le perdite del recente attacco hacking

Il recente attacco hacking contro il wallet Trinity ha dato vita a notevoli perdite per alcuni detentori di questo portafogli elettronico, stimate in circa 2,3 milioni di euro, il doppio di quanto preventivato in un primo momento. Perdite che ora saranno compensate da David Sonstebo, il fondatore della criptovaluta dedicata al mondo dell’Internet of Things (IoT). Lo farà attingendo al suo patrimonio personale, secondo quanto affermato in una dichiarazione affidata a Discord e dedicata al tema.

Cos’è accaduto all’inizio di febbraio

L’attacco informatico contro i possessori di Trinity ha avuto luogo il passato febbraio, nella prima metà del mese. Proprio il gruppo di lavoro che sviluppa IOTA aveva dato l’annuncio di quanto stava accadendo, in un tweet con il quale il team aveva anche chiesto a tutti i clienti di Trinity Wallet di cessare l’attività sui portafogli mobili e per PC e di non investire altri fondi, per non esporsi ad attacchi di pirateria informatica.
Nelle indagini successive, era poi stato appurato che l’attacco era stato condotto utilizzando una dipendenza di terze parti dal fornitore di pagamenti Moonpay, il quale collabora con Trinity Wallet. I dettagli dell’attacco sarebbero stati pianificati a partire dal novembre dello scorso anno, quando è iniziata la collaborazione tra le due aziende.

La decisione di Sonstebo

Proprio Sonstebo ha quindi deciso di attivarsi in prima persona per cercare di risolvere i problemi sollevati dall’accaduto. La sua dichiarazione su Discord è stata molto chiara: “Per dare certezza a tutti qui, mi impegno a che tutte le vittime identificate qui saranno nuovamente riunite. Una parte significativa delle mie partecipazioni andrà a risolvere questo sfortunato incidente”.
Un proposito che si è unito alla recente decisione presa dalla Fondazione IOTA tesa all’implementazione di uno strumento di migrazione per gli utenti del portafoglio, il cui compito è appunto di aiutarli a proteggere i loro fondi.

La polemica di Tone Vays e Jimmy Song contro IOTA

Quando era trapelato l’accaduto, si era anche scatenata una polemica, ad opera di Tone Vays. Proprio il celebre analista aveva infatti deciso di rivoltare il coltello nella piaga,  affermando che a facilitare l’attacco era stata proprio la natura non decentralizzata della blockchain cui si appoggia IOTA (e anche Ethereum e TRON). Un attacco che sarebbe andato sicuramente a vuoto nel caso opposto.
Una tesi cui aveva aderito anche Jimmy Song e che sembrerebbe sposare le ragioni di Bitcoin. Secondo i due esperti, infatti, la blockchain di BTC, effettivamente decentralizzata, garantirebbe margini di sicurezza molto più elevati.

Le accuse di scarsa sicurezza a IOTA

La tesi di Vays e Song, del resto, sarebbe ulteriormente supportata da un report del MIT (Massachusetts Institute of Technology), secondo il quale IOTA avrebbe fatto un clamoroso errore dotandosi di un protocollo di sicurezza non adeguato all’importanza del progetto. Affermazione che è tornata naturalmente alla memoria degli osservatori più attenti quando è stato reso noto l’attacco hacking ai danni di Trinity Wallet.
Resta ora da capire se la decisione di Sonstebo servirà a chiudere la falla apertasi o se invece le polemiche siano destinate a proseguire nel tempo, minando in maniera significativa la credibilità della moneta virtuale che si propone di supportare le tante transazioni che caratterizzano il mondo IoT.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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