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Secondo Changpeng Zhao è Putin la persona più influente nel settore della blockchain

La popolarità di Vladimir Putin, comunque la si pensi su di lui, è molto elevata a livello globale. Tanto da spingere il CEO di Binance, Changpeng Zhao, ad indicarlo nel corso del recente Open Innovations Forum di Mosca come la personalità più influente nel settore della blockchain.
Ma cosa c’è di vero in questa affermazione, al netto del fatto che lo stesso numero uno di Binance sarebbe stato contattato dalle autorità moscovite per traghettare il Paese fuori dalle secche dell’embargo dirigendo il processo teso a digitalizzare l’economia russa e avrebbe quindi tutto l’interesse a magnificare Putin?

L’embargo da bypassare

Il primo fattore da prendere in considerazione è quello rappresentato appunto dall’embargo cui è sottoposta da tempo  l’economia russa da parte dell’Occidente. Un provvedimento che obbliga le autorità governative a prendere in considerazione le possibili alternative.
Tra le quali è stata individuata già da tempo la blockchain, che farebbe da base ad un crypto rublo, aiutando le aziende russe ad aggirare le sanzioni smerciando con più facilità i propri prodotti. Se negli ultimi mesi sembra essere calata una coltre di nebbia su questo progetto, l’interesse delle autorità è comunque dimostrato dal fatto che proprio in Russia sia stato condotto il primo esperimento di utilizzo della tecnologia al momento più sponsorizzata per un processo elettorale. La blockchain, infatti, è stata utilizzata nel corso delle elezioni per la formazione del consiglio comunale della capitale russa.

Una falla notevole

Proprio quanto accaduto nelle elezioni in questione sembra però seminare dubbi su quanto detto da Changpeng Zhao. In quella occasione, infatti, un ricercatore francese, Pierrick Gaudry, accademico dell’università di Nancy specializzato in voto elettronico, ha scoperto e rivelato come il sistema approntato nell’occasione, che permetteva la partecipazione al voto anche alle persone afflitte da disabilità motoria e ai residenti momentaneamente impossibiliti a recarsi a Mosca, fosse estremamente permeabile. A renderlo tale l’utilizzo di un sistema di cifratura risalente al 1985, ElGamal, caratterizzato da chiavi che sono lunghe meno di 256 bit e dunque troppo corte per poter essere considerate sicure.
Non si sono più avute notizie al riguardo, anche perché le autorità preposte hanno poi assicurato di correre ai ripari adottando un sistema più sicuro. Inoltre ad allontanare l’ipotesi di temuti brogli è stato sostanzialmente il risultato elettorale, che ha visto il partito di Putin perdere un terzo dei seggi detenuti. Proprio alla luce di quanto accaduto, però, è lecito nutrire qualche dubbio.

Le cifre del fenomeno

Per capire quindi meglio l’effettivo ruolo svolto dalla Russia nel settore blockchain, non resta che provare ad analizzare qualche numero. Partendo magari dal numero di società impegnate nella crittografia, che nella prima metà di quest’anno, è aumentato del 15%, raggiungendo le 75mila unità. Va poi sottolineato come siano 350mila gli addetti al mining, ovvero l’attività tesa all’estrazione dei token.
Numeri che possono sembrare piccoli se rapportati ad un Paese così popoloso, ma che, se invece riferiti alle attuali dimensioni del settore blockchain sono estremamente significativi. Tanto da spingere alcuni analisti ad affermare che proprio grazie ad essi il Paese sta gradatamente uscendo dalla crisi finanziaria succeduta all’embargo. Al contempo, però, si tratta di una massa valutaria che rischia di sfuggire al controllo del governo. Proprio per questo si prevede una regolamentazione nell’immediato futuro.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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