17 Febbraio, 2020
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Criptovalute

Settori della politica giapponese chiedono lo yen digitale

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Com’è noto, la Cina ormai da tempo ha messo in cantiere una criptovaluta di stato, con la quale si avvierebbe in maniera ancora più decisa sulla via dell’innovazione. La CBDC cinese è ormai da tempo entrata nella fase di sperimentazione e secondo molti analisti non è lontano il suo esordio sui mercati finanziari.
La decisione del governo di Pechino sembra essere la miglior risposta possibile alle preoccupazioni espresse da molte istituzioni nazionali e sovranazionali di fronte all’annuncio di Libra, la moneta virtuale di Facebook. Inoltre conferma l’intenzione della Cina di avviarsi con sempre maggiore decisione sulla via dell’economia digitale, con il chiaro intento di limitare il potere imperiale del dollaro. Una vera e propria dichiarazione di guerra che gli Stati Uniti non sembrano per ora aver compreso. A differenza di altri.

Il Giappone guarda con preoccupazione alla Cina

Se gli Stati Uniti non sembrano intenzionati a rispondere a Pechino, il governo giapponese potrebbe invece decidersi a farlo nel prossimo futuro. A spingerlo su questa strada è proprio la preoccupazione per gli effetti che la CBDC (Central Bank Digital Currency) cinese potrebbe avere sui rapporti di forza attualmente esistenti.
In particolare è stato Kozo Yamamoto, presidente della commissione per la ricerca sui sistemi bancari e finanziari del Partito Liberaldemocratico giapponese, ad affermare che il Paese dovrebbe lanciare uno yen digitale entro due o tre anni, al massimo.

Le preoccupazioni del Giappone

Le parole di Yamamoto si spiegano proprio facendo riferimento alla decisione con cui la Cina si sta avviando sulla strada di una criptovaluta di Stato. Se Pechino lanciasse la sua in breve, senza trovare risposte da parte dei suoi competitori, potrebbe allargare a dismisura la propria influenza, in particolare sui Paesi emergenti. Una ipotesi che Tokio sembra vedere con grande preoccupazione.
Proprio in linea con questa preoccupazione, Yamamoto chiede quindi il rapido sviluppo di uno yen digitale. Resta però da capire se il governo nipponico sia pronto per l’ipotesi e se il ritardo accumulato non sia già troppo profondo. Va infatti ricordato che la Cina sta testando la sua moneta virtuale di Stato ormai da perlomeno un quinquennio.

La guerra tra Cina e Stati Uniti

Perché la Cina sembra ormai intenzionata a puntare con tutta la sua forza su asset digitali e blockchain? Il motivo è da ricercarsi proprio nel fatto che ormai il Paese orientale mira apertamente a sostituirsi agli Stati Uniti come Paese guida a livello globale. E uno strumento di questa strategia potrebbe essere proprio la nuova stablecoin della PBoC (la banca statale cinese). Cui è demandato il compito di porre fine al potere imperiale del dollaro, che è in questo momento l’arma che consente agli USA di continuare a proporsi come faro a livello globale, nonostante si inizino a notare evidenti segnali del declino in atto.
In questa vera e propria guerra tra Cina e Stati Uniti resta da capire il ruolo che potrà essere giocato da Libra. Se il progetto di Zuckerberg dovesse essere posticipato o addirittura bloccato, per Pechino si aprirebbero vere e proprie autostrade in un settore sempre più importante come il fintech. Se dovesse invece partire, i problemi per il dollaro potrebbero però rivelarsi addirittura maggiori, considerate le smodate ambizioni esplicitate dal White Paper di Libra.

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