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Si torna a parlare di dollaro digitale

dollaro digitale - Si torna a parlare di dollaro digitale

La questione del dollaro digitale sembra destinata ad assumere sempre maggiore rilevanza nella discussione politica degli Stati Uniti. Se continua a permanere una notevole contrarietà verso le criptovalute da parte di Donald Trump, va però sottolineato come nel corso degli ultimi tempi siano sempre di più le voci autorevoli che pongono il problema di una digitalizzazione del sistema monetario a stelle e strisce.
Una esigenza che ha trovato la sua ufficializzazione nelle proposte anti Covid-19 formulate dall’opposizione democratica, le quali hanno fatto emergere con nettezza il consenso che una simile ipotesi inizia a trovare in ampi settori istituzionali.

La posizione di Vikram Pandit

A rinforzo delle tesi democratiche ora arriva un peso massimo, ovvero Vikram Pandit, l’uomo che guidava Citigroup nel corso della crisi seguita allo scoppio della bolla dei mutui Subprime nel 2008. Proprio lui ha infatti chiesto alla Federal Reserve di guidare il Paese verso l’introduzione di una Central Bank Digital Currency (CBDC).
A motivare la sua richiesta sarebbe la necessità di dare vita ad uno strumento più idoneo in una fase come quella caratterizzata dal coronavirus, che costringe il Paese ad adottare misure di sicurezza straordinarie. Con ovvie ricadute sull’economia reale, se si pensa all’impennata fatta registrare dagli indici di disoccupazione dopo l’inizio della pandemia.

Le parole di Pandit

Pandit è attualmente a capo di Orogen, una società che si dedica al fintech. Secondo lui il modo migliore per il governo di svolgere il suo ruolo è quello di costruire infrastrutture digitali cui appoggiarsi per muovere le risorse disponibili e trasformarsi in un centro nevralgico ancora più efficiente. Un tema che, peraltro, non gli è nuovo considerato come già nel passato avesse scritto un articolo che lo riecheggiava sul Financial Times.
Anche nel suo discorso, però, pur non venendone pronunciato il nome, emerge chiaramente un vero e proprio convitato di pietra, ovvero la Cina.

Lo yuan digitale va avanti a tappe forzate

Il gigante orientale, infatti, sta procedendo a tappe forzate verso il lancio ufficiale dello yuan digitale. La CBDC cinese, infatti, è ormai entrata nel vivo della fase di test nelle quattro città pilota e sembra non conoscere ostacoli in grado di rallentarne la marcia.
Se tutto dovesse andare come previsto dalle autorità, il progetto entrerebbe in vigore nel corso del 2021. Una data studiata per fare in modo che la criptovaluta sia già operante nel corso delle Olimpiadi invernali che si svolgeranno a Pechino nel 2022.
Il tutto mentre anche i progetti nel settore della blockchain trovano un impulso sempre più forte da parte delle autorità cinesi. Il Paese, infatti, è ormai il capofila a livello globale per quanto concerne i brevetti approvati e sembra non avere alcuna intenzione di lasciare nulla di intentato in tal senso.
Il disegno di Pechino sembra abbastanza evidente: spostare la sfida per la leadership globale su un terreno, quello della finanza digitale, in cui gli Stati Uniti non vantano la rendita di posizione che il dollaro gli regala su quello della finanza tradizionale. Un vero e proprio attacco al potere imperiale del biglietto verde di fronte al quale stupisce l’atteggiamento inerte della politica statunitense, con Donald Trump ancora impegnato a decantarne la forza, ignorando platealmente la sfida proveniente dall’Oriente.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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