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“State of Crypto 2019”: com’è stato l’anno per le monete virtuali?

Il 2019 è stato un anno abbastanza particolare per gli asset digitali. Se la seconda parte dell’anno ha spento gli entusiasmi sollevati dall’impetuosa crescita di Bitcoin, dal punto di vista dell’immagine i fans delle criptovalute possono invece ritenersi soddisfatti. Per una serie di motivi di non secondaria importanza.

Il report “State of Crypto 2019” di Blockchain Capital

A cercare di tirare le somme su quanto accaduto nel corso dell’anno è stato “State of Crypto 2019”, uno studio pubblicato da Blockchain Capital. Tra i punti presi in considerazione, un particolare accento è stato riservato all’adozione di massa delle criptovalute. Secondo gli analisti che hanno lavorato allo studio, in relazione all’accettazione da parte degli utenti comuni, va sottolineato come le monete virtuali, BTC in particolare, stiano avanzando notevolmente tra i millennial, mixandosi con una crescita degli sviluppatori che operano nel settore crypto a tempo pieno.
A questo dato occorre poi aggiungere come i grandi investitori istituzionali e le aziende tecnologiche più affermate abbiano messo in campo una serie di progetti tesi a dare vita a infrastrutture sempre più sofisticate e tali da prefigurare una grande crescita dell’ecosistema crypto.
Se, quindi, l’adozione di massa delle monete digitali ancora non si è verificata, il 2019 può al contempo essere considerato un anno positivo, avendo creato le premesse per una realizzazione futura delle attese in tal senso.

L’interesse dei più giovani è un fattore di crescita

Uno dei fattori messi in evidenza dallo studio appena considerato, quindi, è la crescita di interesse nelle fasce di popolazione più giovani, in particolare i millennial e gli appartenenti alla generazione X. Un interesse del tutto logico, in quanto proprio questa è la fascia di persone più ricettive nei confronti dell’innovazione. Proprio per questo secondo gli analisti di Blockchain Capital l’adozione di massa degli asset digitali dovrebbe essere completato entro il 2030, quando cioè queste generazioni saranno entrate nella maturità e saranno state sostituite da altre comunque dotate del giusto grado di curiosità nei confronti delle tecnologie più avanzate.

Il mutamento di clima all’interno delle istituzioni

A quanto detto sinora andrebbe poi aggiunto il mutamento di clima all’interno delle istituzioni, politiche e monetarie. Se sino a qualche anno fa erano pochi i governi disposti a dare credito agli asset digitali, guardati con aperto sospetto proprio per il loro afflato libertario e la voglia di indipendenza nei confronti della centralizzazione, ora la situazione è radicalmente cambiata.
A dare il segno di quanto sta accadendo è in particolare la Cina, ove le autorità non fanno mistero di guardare con grande interesse alle potenzialità delle criptovalute. A patto che siano gestite proprio dallo Stato. Proprio in questo quadro va visto il varo dei progetti pilota annunciati dalla People’s Bank of China (PBoC) che dovrebbero infine condurre all’esordio della tanto attesa CBDC (Central Bank Digital Currency) di Pechino. Un evento che potrebbe innescare una vera e propria corsa alla moneta digitale di Stato, con una notevole accelerazione anche per quanto riguarda la popolarità e, quindi, la diffusione delle criptovalute. Proprio questo è il motivo che spinge molti a guardare al 2020 come un anno chiave in tal senso.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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