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Tether dichiarato moneta legale in Myanmar dal governo deposto

La stablecoin entra nella battaglia politica del Paese asiatico

Il deposto governo di Myanmar ha proclamato il corso legale di Tether. Un atto simile a quello promulgato da El Salvador con Bitcoin, in un quadro però molto diverso. Il Paese asiatico, infatti, è stato oggetto di un colpo di stato nel mese di febbraio, a seguito del quale il governo eletto è stato dichiarato decaduto e sostituito da una giunta militare. Da quel momento Myanmar è letteralmente piombato nel caos. La formazione di milizie armate favorevoli al legittimo governo, le quali hanno ingaggiato veri e propri combattimenti di strada con l’esercito, ne è la testimonianza.

tether - Tether dichiarato moneta legale in Myanmar dal governo deposto

Cosa sta accadendo in Myanmar

Il golpe militare avvenuto all’inizio dell’anno, guidato dal generale Min Aung Hlaing, ha sollevato dai suoi poteri il governo scaturito dalle elezioni del novembre 2020 e guidato da Aung San Suu Kyi, da quel momento detenuta agli arresti domiciliari in un luogo segreto, per scontare 4 anni di detenzione.
La popolazione, però, non ha accettato l’accaduto e ha dato vita a proteste di piazza pacifiche. A differenza delle bande paramilitari che hanno deciso di alzare il livello dello scontro, ingaggiando una lunga serie di scaramucce coi militari. La tensione è quindi ancora altissima.

Il bando alle criptovalute

Nel quadro di questa battaglia, la giunta golpista ha peraltro messo al bando le criptovalute, temendo che potessero sfuggire al suo controllo ed essere utilizzate dall’opposizione. La risposta a questo provvedimento è ora arrivata ad opera del National Unity Government, ad opera del ministro dell’economia Tin Tun Naing. Proprio lui, infatti, ha dichiarato su Facebook il corso legale di Tether all’interno del Paese. La stablecoin, quindi, potrà essere utilizzata per pagamenti rapidi ad uso domestico. Un annuncio il quale, però, data la complessa situazione politica, lascia in pratica il tempo che trova.

La replica della giunta militare

La giunta golpista, a sua volta, non ha fatto attendere la sua replica. Ha infatti dichiarato che chiunque utilizzerà Tether sarà considerato alla stregua di un finanziatore del terrorismo.
Perché la scelta di Tether e non, come accaduto in El Salvador, del Bitcoin? Il motivo è da ricercare nella stabilità assicurata dalla stablecoin e dalle garanzie in termini di riservatezza che essa è in grado di garantire. Tanto più preziosa in una vera e propria guerra civile, che potrebbe mettere in grave pericolo coloro che trasgrediranno le direttive militari.

Le criptovalute stanno diventando uno strumento di lotta politica

Quanto sta accadendo in Myanmar conferma la trasformazione delle criptovalute in strumento di lotta politica. Una tendenza che è del resto già abbastanza evidente negli Stati Uniti, ove in particolare l’Alt Right, la destra estrema, sembra intenzionata ad utilizzare gli asset digitali alla stregua di una ariete contro il governo democratico. Un trend che è stato del resto ufficializzato dalla nascita di Real Trump Token V2, la crypto cui i sostenitori del tycoon defenestrato nelle ultime presidenziali, affidano il compito di finanziare le iniziative del GOP e, in particolare, quelle dei candidati vicini all’ex inquilino della Casa Bianca. Lo stesso Trump che sogna di tornare a capo del Paese alla fine del mandato di Biden.
Molto più inquietante, però, è l’utilizzo che di Bitcoin sta facendo la destra eversiva statunitense. Suprematisti bianchi e neonazisti, infatti, hanno ormai da tempo abbracciato gli asset digitali per ovviare alla chiusura dei loro conti correnti. Una realtà fotografata da recenti studi e la quale sembra destinata a intensificarsi.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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