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Un incredibile autogoal di Craig Wright?

Faketoshi si è praticamente incolpato dell'attacco che portò al crac di Mt. Gox!

Craig Wright - Un incredibile autogoal di Craig Wright?

La causa relativa al Tulip Trust, intentata da Ira Kleiman contro Craig Wright, sembra destinata a dare vita a molti e imprevedibili sviluppi. L’ultimo dei quali sarebbe effettivamente clamoroso, in quanto potrebbe fare luce sul crac di Mt. Gox, l’exchange dichiarato fallito nel 2014 dopo un attacco hacking il quale ne andò in pratica a prosciugare i conti.
Un evento il quale ha lasciato molti straschichi sull’intero settore crittografico, in quanto molti non esitarono al tempo e negli anni successivi a bollare il tutto come una gigantesca truffa.
Della questione si sta ancora interessando la magistratura, dopo i ricorsi di molti utenti che avevano perso i loro averi all’epoca e ora si potrebbe intrecciare a quella non meno spinosa relativo alle chiavi private del Tulip Group.

Craig Wright è l’autore del furto a Mt. Gox?

Com’è noto, nel corso della causa sul Tulip Group, la difesa di Craig Wright ha presentato una lunga serie di indirizzi BTC a lui riconducibili, con l’intento di dimostrare che proprio il chiacchierato australiano sia il vero Satoshi Nakamoto.
La vicenda ha dapprima assunto toni farseschi, tanto da spingere la comunità crittografica ad indicare Wright come Faketoshi. Ora, però, la questione si va facendo molto più seria.
A scatenare i rumors è stato un tweet di Ricardo Spagni, uno dei componenti del gruppo di lavoro di Monero. Il quale ha notato la presenza tra gli indirizzi in questione, di uno di quelli riconducibili all’attacco hacking che prosciugò Mt. Gox.
Il messaggio di Spagni non lascia dubbi: “Solo così siamo chiari, Craig Wright ha appena ammesso apertamente (tramite i suoi avvocati) di essere il ragazzo che ha rubato 80k BTC da Mtgox”. Accludendo inoltre lo screenshot dei documenti del tribunale dai quali si evince che “1Feex”, l’indirizzo incriminato, è quello dove sono stati inviati i fondi rubati in quell’occasione.

Per Craig Wright si mette molto male

A questo punto, la causa relativa al Tulip Trust si mette sempre più su un piano pericoloso per Craig Wright. Se già sino a questo momento sembrava molto complicato per lui riuscire a spuntarla, ora il problema sarebbe molto più ampio.
La difesa di Kleiman, infatti, aveva già accusato il controverso uomo d’affari australiano di aver mentito alla corte presentando una serie di indirizzi falsi per dimostrare di essere in possesso delle chiavi private del Tulip Trust e, quindi, favorire la sua identificazione con il creatore del Bitcoin.
Paradossalmente, ora Wright dovrebbe augurarsi che gli indirizzi forniti siano falsi. Perché se fossero veri, appunto, diventerebbe chiaro che lui non è Satoshi Nakamoto, ma l’hacker autore del sensazionale furto che nel 2014 fece inabissare Mt. Gox. In questo momento, in pratica, per Craig Wright le strade che si presentano sono due:

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  1. pagare il corrispettivo della metà di 1,1 milioni di BTC richiesti da Kleiman (basta moltiplicare il numero per la quotazione di mercato attuale per rendersi conto trattarsi di una cifra superiore ai 5,5 miliardi di dollari!);
  2. rischiare di ritrovarsi in una vera e propria tempesta giudiziaria che potrebbe essere scatenata dalle denunce delle migliaia di clienti che videro sparire i propri fondi nel corso dell’attacco hacking contro Mt. Gox.

Una prospettiva non proprio allegra, la quale continua a provocare commenti beffardi da parte della comunità dei cripto-fans, infastiditi dai comportamenti di quello che assomiglia sempre più al classico elefante nella cristalleria.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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