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Una banca tedesca offre ora solo tassi negativi. Un assist per le criptovalute?

Come è ormai noto, da anni i tassi di interesse continuano la loro discesa che, a tutt’oggi sembra inarrestabile. Una discesa guidata dalla Banca Centrale Europea la quale sembra intenzionata a portare avanti il Quantitative Easing ancora per molto.
La novità degli ultimi tempi, però, è la comparsa dei tassi di interesse negativi. Una mossa che ha un preciso fine, ma che dovrebbe essere attentamente ponderata. Andiamo a vedere perché.

Le banche centrali del Giappone e dell’Europa impongono tassi di interesse negativi sui depositi

Da qualche tempo, la banca centrale del Giappone e quella europea (BCE), hanno optato per l’utilizzo dei tassi di interesse negativi sui depositi bancari. I tassi di interesse negativi rappresentano uno strumento di emergenza per le banche centrali: il loro impiego, infatti, serve a stimolare i prestiti e gli investimenti nell’economia una volta che le misure tradizionali si rivelino fallimentari.
A renderli possibili è il fatto che gli investitori possono tollerare rendimenti negativi marginali sul debito sovrano trattandosi in fondo di un asset sicuro e in quanto costretti dal loro mandato di investimento a detenerlo.
Quando però diventano uno strumento consuetudinario, il sistema rischia di saltare, in quanto difficilmente i risparmiatori possono accettare l’idea di pagare per far custodire il proprio denaro alle banche, ovvero prestandolo loro. In questi casi potrebbe accadere quindi una cosa che il mondo bancario ha sempre visto con un certo timore: la fuga verso le criptovalute.

La banca tedesca VRF offre solo interessi negativi

Una banca della Baviera settentrionale, la Volksbank Raiffeisenbank Fürstenfeldbruck (VRF), ha deciso di introdurre un tasso d’interesse negativo dello 0,5% anche sui depositi più piccoli. Questo provvedimento, sinora, era riservato in Germania ai conti bancari che andavano a superare i 100mila euro.
Se il management di VRF ha affermato di essere stata costretto a farlo a causa dei costi legati al deposito del denaro presso la Banca Centrale Europea (BCE), gli analisti fanno però notare che in pratica questa mossa è destinata a rivelarsi un formidabile assist per le monete virtuali.

Il denaro tradizionale rischia di diventare obsoleto?

Nell’agosto di quest’anno, Anthony Pompliano, uno dei fondatori di Morgan Creek, aveva affermato che le politiche della BCE si sarebbero rivelate un vero e proprio alleato per il Bitcoin. Il motivo di questo vaticinio è in fondo semplice: se i tassi di interesse sono troppo bassi, molti investitori potrebbero infine decidere di rischiare qualcosa di più per poter far fruttare meglio i propri soldi.
Tale pronostico non teneva peraltro conto dei tassi di interesse negativi che ora stanno diventando una consuetudine e a fronte dei quali molti risparmiatori iniziano a mostrare una certa insofferenza. Molti di loro, quindi, potrebbero porsi un legittimo quesito: se deve vedere i miei soldi perdere valore su un conto corrente, prestandoli in pratica alle banche, non mi conviene provare ad investirli sulle monete digitali, sperando che esse diano vita ad uno dei clamorosi rally cui ci hanno abituato anche nel corso dell’estate?
Una domanda che sottintende un pericolo reale per il denaro tradizionale e che potrebbe infine spingere anche molti cittadini europei a fare lo stesso ragionamento che, del resto, è stato già fatto da molti argentini e venezuelani i quali, per rimediare all’iperinflazione, cambiano pesos e bolivar in BTC.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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