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Visa si propone di cavalcare il Bitcoin

Ne ha parlato Alfred Kelly nel corso di un podcast

Qual è l’atteggiamento di Visa nei confronti del Bitcoin? Si tratta di una domanda di non poco conto, considerato come l’azienda stia cercando di non essere esclusa dalle operazioni relative al varo del dollaro digitale (o Fedcoin).
A dimostrazione di una notevole apertura mentale, il management dell’azienda sta in pratica adottando lo stesso modus operandi nei confronti delle criptovalute. Ovvero cercare di sfruttarne le potenzialità e, soprattutto, non rimanere fuori da un mercato il quale potrebbe crescere in maniera rilevante nei prossimi anni. Ove ciò accadesse, Visa vuole con tutta evidenza partecipare alla spartizione della torta.

Al Kelly - Visa si propone di cavalcare il Bitcoin

Le dichiarazioni di Al Kelly

A parlare in maniera diffusa del rapporto tra Visa e asset digitali è stato il CEO dell’azienda, Alfred Kelly. Lo ha fatto nel corso di un podcast, Leadership Next, che è stato pubblicato la passata settimana, con Alan Murray ed Ellen McGirt. Il quale è andato a soffermarsi proprio sulle strategie di Visa in un momento in cui il Bitcoin sta travolgendo gli argini della finanza tradizionale. Provocando risposte di vario tipo nelle controparti interessate.
Nel rispondere alle domande, Kelly ha voluto dividere il discorso in due parti: una riservata all’aspetto speculativo, ovvero a BTC, l’altro all’effettiva utilità tecnologica delle criptovalute, riconoscendo che ci sono molti progetti i quali potrebbero essere utili nel settore dei pagamenti. Tanto che proprio Visa starebbe collaborando con 35 società dello spazio crittografico operanti in particolare nel settore delle stablecoin.

Visa e Bitcoin: cosa potrebbe accadere?

Per quanto riguarda il rapporto tra Visa e Bitcoin, Alfred Kelly ha affermato che l’approccio dell’azienda al problema è di grande attenzione al fenomeno. Tanto da lavorare con alcuni wallet digitali con il preciso fine di riuscire a convertire il token in valuta fiat e renderlo immediatamente spendibile in una delle 70 milioni di strutture commerciali dislocate in ogni parte del globo le quali accettano i pagamenti con Visa.
Un atteggiamento di notevole apertura, se raffrontato con la chiusura messa in atto per anni dal sistema finanziario tradizionale nei confronti del denaro digitale. In pratica il ragionamento alla base di questa politica mette da parte il discorso relativo alla validità o meno di Bitcoin, e altri aspetti ad esso collegati (ad esempio quello ambientale richiamato di recente da Bill Gates). Concentrandosi invece sulla necessità di cavalcare l’onda nel caso le criptovalute riuscissero ad affermarsi nella vita di tutti i giorni.

Visa e Fedcoin

Il discorso di Alfred Kelly sembra del tutto logico e fa capire come Visa non sia interessata all’ideologia che ispira gli asset digitali, privilegiando un sano pragmatismo. Tanto da proporsi di non essere esclusa dall’affare nel caso di una adozione di massa delle criptovalute. Di cui si continua a discutere in un momento in cui si riaffaccia il pericolo dell’inflazione, a causa delle politiche delle banche centrali.
Lo stesso atteggiamento che ha spinto l’azienda a chiedere di non essere esclusa dai lavori sul dollaro digitale portati avanti dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) e dalla Federal Reserve degli Stati Uniti. Anche in questo caso è ancora difficile capire se il discorso sia destinato a svilupparsi o a restare allo stato embrionale. Intanto, però, Visa mette le mani avanti per non restare con il cerino in mano nel caso in cui il governo statunitense decidesse di dare una risposta alla CBDC (Central Bank Digital Currency) della Cina.

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Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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