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Yearn Finance quotata su Coinbase Pro

Dopo Binance un'altra piattaforma apre al token

Coinbase Pro, piattaforma che si rivolge in particolare a trader esperti, ha annunciato la propria intenzione di accettare Yearn Finance nelle proprie contrattazioni. Una decisione che fa seguito a quella favorevole ad altri token per la DeFi come Universal Market Access (UMA), Band Protocol (BAND) e Compound (COMP), a dimostrazione della grande attenzione della piattaforma verso questo genere di prodotti finanziari.

Yearn.Finance - Yearn Finance quotata su Coinbase Pro

Coinbase Pro sulle orme di Binance

La decisione di Coinbase Pro era peraltro stata anticipata da Binance, che aveva aperto le sue contrattazioni a Yearn Finance circa un mese fa.
Una decisione abbastanza controversa, se si pensa ai problemi messi in rilievo dal token. Il riferimento è naturalmente al bug riscontrato dagli esperti, il cui annuncio aveva fatto perdere a YFI circa il 90% del suo valore di mercato. Che è a tutt’oggi estremamente ragguardevole, attestandosi a quota 33mila dollari, tale da farne la criptovaluta più rampante del momento.

Cosa accadrà ora

Yearn Finance è un pioniere per quanto riguarda la distribuzione di token in maniera alternativa. Un protocollo inaugurato da Compound e che è stato imitato da altri, spesso con un notevole successo.
Proprio per questo Coinbase Pro ha deciso di non ignorare il fenomeno. L’apertura del trading di YFI è atteso dal prossimo 14 settembre, ovvero quando si saranno raggiunti livelli di liquidità tali da consentirlo.

L’avvertimento di Ryan Selkis

Chi fosse intenzionato a partecipare a quella che molti prospettano come una festa, dovrebbe però fare estrema attenzione alle parole rilasciate da Ryan Selkis. Il fondatore di Messari, infatti, non ha avuto mezzi termini nell’affrontare il discorso sulla finanza decentralizzata. Bollandola in pratica alla stregua di una bolla.
Secondo Selkis, ben presto la DeFi farà la stessa fine fatta in precedenza dalle Initial Coin Offering (ICO), nel corso del 2018. Ha quindi rincarato la dose, equiparando i progetti in questione come veri e propri schemi Ponzi e affermando che le commissioni di Ethereum si mangeranno i profitti degli utenti che non sono “balene”. Intendendo come tali i piccoli utenti, le cui dimensioni ne sconsigliano la presenza nella DeFi.

Il fenomeno del rug pull

L’accusa di Selkis si riferisce in particolare al fenomeno del rug pull. Che si manifesta con la comparsa di progetti i quali promettono interessi e prestiti che non hanno basi logiche. Una volta che hanno calamitato molti utenti, il successivo passo è la loro scomparsa, lasciandoli con il cerino acceso in mano.
Una conferma in tal senso è stata di recente quella di Sushiswap. La vicenda innescata dal leader del progetto, Chef Nomi, ha destato non poco scalpore, in effetti, evidenziando i pericoli del sistema. Questi, infatti, dopo aver attirato molti utenti, è in pratica fuggito con una parte dei fondi destinati allo sviluppo del progetto. Lasciando al CEO del crypto exchange FTX, un crypto exchange, il carico di recuperare quanto possibile.

La DeFi si appresta a naufragare?

Una vicenda, quella di Sushiswap, che ha spinto Ryan Selkis ad affermare senza mezzi termini che la finanza decentralizzata è semplicemente una truffa. Messa in atto da un ristretto circolo di insider che ben presto non disporranno più di vittime da depredare.
Il suo parere è del resto condiviso da altri esperti di crittografia, i quali si chiedono da dove provengano i soldi che circolano nel settore. La cui eccessiva quantità non può essere sostenuta a lungo termine.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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