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Yuan digitale, con l’elezione di Biden la Cina ha già vinto?

Il nuovo presidente persegue una politica di distensione con il gigante orientale

L’elezione di Joe Biden rappresenta una buona notizia per la Cina. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, infatti, ormai dal lontano 1979 persegue una politica di distensione con il gigante orientale. Incentrata sull’opportunità di uno sviluppo industriale visto da lui come una opportunità per gli Stati Uniti, più che come un problema.
Un atteggiamento del resto dimostrato dalla risposta da lui fornita di fronte ad una domanda relativa all’eventuale mantenimento dei dazi contro i prodotti cinesi. Un no fragoroso, il quale dovrebbe senz’altro essere confermato nel corso del suo prossimo mandato.

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Per lo yuan digitale la strada è spianata?

Gli esperti finanziari si interrogano soprattutto su quello che potrebbe accadere ora in relazione al prossimo debutto dello yuan digitale. La CBDC (Central Bank Digital Currency) di Pechino, infatti, era stata impostata come l’arma cui affidare il compito di intaccare il potere imperiale del dollaro. Una necessità per la Cina, proprio in considerazione dell’aggressività della politica di Donald Trump in campo commerciale.
L’operazione sembra ormai avviata verso il successo, il quale potrebbe essere reso ancora più completo dalla completa assenza di risposte da parte statunitense. Va infatti sottolineato come Biden non sembri assolutamente interessato ad un dollaro digitale.

Il rapporto di Goldman Sachs

In questo quadro si va peraltro ad inserire il recente rapporto pubblicato da Goldman Sachs, secondo il quale in un arco di dieci anni dal suo lancio, lo yuan digitale potrebbe raggiungere un miliardo di utenti.
Ad avvantaggiarsene, in questo caso, sarebbero però le banche. Se, infatti, in questo momento WeChat Pay e Tencent rappresentano più del 90% delle transazioni di mobile banking, con la criptovaluta di Stato le banche commerciali potrebbero recuperare molto terreno, in particolare China Merchant Bank (CMB) e Ping An Bank (PAB). In ogni caso, la previsione di Goldman Sachs fa capire come ben presto la supremazia monetaria degli Stati Uniti potrebbe essere un ricordo. E l’elezione di Biden potrebbe rappresentare il sigillo definitivo alla nuova realtà.

L’allarme di Anthony Pompliano

Di recente, dal mondo crittografico è stato sollevato un allarme sull’assenza di risposte da parte statunitense alla sfida lanciata dalla Cina. Una assenza testimoniata dalle parole di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, il quale ha affermato che il governo degli Stati Uniti non è particolarmente interessato alla velocità in una prospettiva come quella tesa a sviluppare un dollaro digitale.
Una risposta che è stata considerata sciatta da Anthony Pompliano co-fondatore di Morgan Creek Digital. Secondo il quale o gli Stati Uniti si muovono immediatamente, oppure la guerra dell’innovazione finanziaria è già persa. L’elezione di Biden sarebbe solo l’ultimo tassello del mosaico.

L’appello di Xi Jinping al G20

Intanto, la Cina prosegue il suo percorso, sforzandosi di mostrare un volto conciliante al resto del mondo. Evitando cioè di fare lo stesso errore degli Stati Uniti, i quali continuano ad agitare il dollaro alla stregua di una clava contro Paesi come Russia, Venezuela e Iran.
Un atteggiamento, quello di Pechino, che è stato esplicitato anche nel corso di un recente appello fatto da Xi Jinping al G20. Nel quale il presidente cinese ha chiesto la collaborazione degli altri governi all’elaborazione di standard e principi per le valute digitali gestite dalle banche centrali. Ora resta soltanto da capire la risposta degli altri Paesi alla mano tesa offerta dalla Cina in una posizione di grande forza.

Dario Marchetti

Sono laureato in Lettere e Filosofia alla Sapienza di Roma, con una tesi sul confine orientale d'Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ho collaborato con svariati siti su molte tematiche e guidato il gruppo di lavoro che ha pubblicato il CD-Rom ufficiale della S.S. Lazio "Storia di un amore" e "Storia fotografica della Magica Roma".

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